Doveva essere un esame in grado di valutare la maturità degli adolescenti, così aveva detto il ministro Valditara. E allora sono le tracce dei temi a indicare in quale modo bisognerebbe essere maturi. Due, in particolare, ci mostrano quale idea di mondo propone il nostro Valditara agli adolescenti.

LA PRIMA è quella di Frank Furedi, sociologo che per brevità possiamo definire sovranista: l’estratto del suo libro riguarda il tema del titolo – confini e frontiere – non in relazione all’identitarismo nazionalista o alla questione dell’immigrazione, ma in relazione ai confini generazionali che sono sfumati: «Quando si è veramente adulti?». Da una parte Furedi mette gli «adultescenti», coloro che rifiutano di impegnarsi e vorrebbero «continuare a fare festa anche durante la mezza età»; dall’altra, «maturità, responsabilità e impegno». Il tema è quello della fuga dell’età adulta, che viene riassunta in tre frasi: «Essere adulti non è sempre desiderabile»; «l’indipendenza può diventare solitudine»; «la responsabilità può trasformarsi in stress». Perciò la cultura contemporanea, che Furedi condanna, idealizza la puerilità. Che è vero: ma da dove nascono questa idealizzazione della puerilità e il totem dell’eterna giovinezza? Su questo, il silenzio.