Ministro Valditara, che tipo di esame è quello della maturità di quest'anno, che scuola descrive? «È anzitutto un esame che cambia nome e mette al centro il concetto di maturità, senza avere il timore di apparire politicamente scorretti. Non è casuale che io abbia scelto, tra le tracce del tema d'esame, quel brano tratto dal libro di Frank Furedi, intitolato "I confini contano", in cui si parla degli "adultescenti", cioè di coloro che rifiutando di assumersi impegni vorrebbero piuttosto continuare a comportarsi da adolescenti anche durante la mezza età. Furedi sostiene, proprio nelle ultime righe della traccia che abbiamo selezionato, che maturità, responsabilità e impegno incontrano solo una debole convalida da parte della cultura contemporanea. Io credo invece che sia essenziale rivalutare e riproporre questi tre concetti».
E quindi lei, come dicono i suoi critici, è un conservatore? «Sono orgogliosamente un conservatore che crede nella libertà, nella responsabilità, nel merito, nella funzione della scuola come ascensore sociale per contrastare seriamente il bisogno. Maturità, responsabilità e impegno sono concetti di straordinaria attualità. Non a caso un'altra traccia che ho scelto è un brano di Mario Calabresi in cui si parla dell'importanza della fatica per raggiungere risultati e conquistare traguardi, che è un concetto rigettato dalla cultura di sinistra». Quindi la sua è una scuola di destra? «Non mi pare che Calabresi sia un uomo di destra. Gramsci e Togliatti, Brecht e Majakovskij hanno considerato l'impegno personale e la fatica importanti per compiere imprese e per "costruire il futuro". E aggiungo: ha visto la traccia su Saragat?». Ma certo. «Anche qui, si è scelto un autentico riformista che fu anti-fascista e insieme anti-comunista. Molto bello il passaggio in cui fa notare che la democrazia è soprattutto una questione di rapporti tra uomo e uomo. Vuol dire che la nostra libertà ha il limite nella libertà altrui. E che quindi ci dev'essere una società improntata al rispetto dell'altro, che rifiuta lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e il dominio dell'uno sull'altro». Lei sta insomma dicendo che l'esame di maturità è lo specchio del pluralismo nella scuola? «Sì, il pluralismo va insegnato e praticato nel nostro sistema formativo contro ogni forma di indottrinamento e di verità uniche. Dobbiamo educare allo spirito critico, al confronto delle idee: noi lo stiamo facendo». Ma l'accusano di aver vietato l'ingresso nelle scuole a personaggi scomodi... «Se per parlare di referendum sulla giustizia si arriva a distribuire in classe volantini a favore del No, è pluralismo? Se sulla questione Palestina si invitano a parlare solo esponenti di Hamas, fornendo esclusivamente una versione militante e pure estremista di un problema storico molto complesso, è pluralismo? Se sulla questione relativa all'identità di genere si invitano, magari pure a pagamento, esponenti di associazioni militanti, senza alcuno spessore scientifico e senza alcun serio confronto, che ti raccontano che l'identità di genere è solo un fatto culturale, è pluralismo che viene impedito dalla nuova legge sul consenso informato?». Che cosa c'entra - sempre a proposito dell'esame di maturità - la matematica con il livello delle acque del lago di Bracciano o con il sisma in Friuli di 50 anni fa? «Abbiamo avviato un'autentica rivoluzione della matematica. Partendo da una riflessione sulla realtà per arrivare alla comprensione della teoria. Questo per rendere la matematica, e più in generale le materie scientifiche, più legate alla vita quotidiana, e per scoprire anche la loro dimensione culturale». Lei è appena reduce, e ne è stato il promotore, dal summit che s'è tenuto al Cairo sull'istruzione nei Paesi del Mediterraneo. Quale il senso di questi incontri? «E' stata la prima esposizione dell'innovazione della didattica nell'ambito dell'istruzione tecnica e professionale. Hanno partecipato scuole, docenti e studenti provenienti da 15 Paesi dell'area del Mediterraneo. E' stata riconosciuta la leadership italiana in questi ambiti scolastici. Abbiamo coinvolto più di cento grandi imprese e associazioni di categoria dei Paesi di questa zona del mondo e la metà erano italiane: dalla Confindustria alla Cna. E' stato un modo per creare un legame forte tra la scuola e le imprese italiane e tra i vari sistemi formativi dei Paesi coinvolti». Qual è lo scopo del Piano Casa esteso ai docenti? Lei ci ha molto lavorato. «A suo tempo, ho chiesto al ministro Salvini di inserire tra le categorie prioritarie, per l'accesso ad affitti agevolati, il personale scolastico. Questo fa parte di una più ampia politica di welfare che ricomprende tra l'altro - oltre ai tre contratti sulla scuola sottoscritti per la prima volta in questa legislatura, ed è una novità assoluta - misure come l'assicurazione sanitaria gratuita per tutto il personale scolastico, l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e svariate misure come la scontistica su beni e servizi e poi un bonus per i trasporti ferroviari». Aiutare sulla casa i docenti fuori sede che cosa vuol dire? «Significa determinare condizioni di equità e favorire la continuità didattica, garantendo la copertura dei posti anche in quelle aree del Paese in cui il costo della vita è più caro». Lo sa che Vannacci, nell'assemblea del suo partito lo scorso week end, ha molto parlato di scuola? Ha detto che va rilanciata, che va de-ideologizzata e che bisogna puntare sugli istituti tecnici. «Ma dai... Il generale non sa che copiare è vietato? Queste cose le stiamo già facendo noi». Vannacci è molto critico con il centrodestra su sicurezza e immigrazione. Sbaglia? «Non credo che chi le spara grosse abbia un grande futuro. Non mi interessa polemizzare, ma è evidente che le grandi sparate possono avere impatto sul momento, poi la gente vuole risposte concrete, quelle che la Lega ha dimostrato di saper dare sia a livello nazionale che a livello territoriale. Partire dai territori, ascoltare la gente, fatti e non parole: questo è quello che vogliono i cittadini, non la irrealizzabile demagogia».











