Le tracce della maturità 2026 sembrano attraversate da una domanda insistente: che cosa significa diventare adulti? La responsabilità evocata da Frank Furedi, la fatica celebrata da Mario Calabresi, la memoria custodita da Vitaliano Brancati, la meraviglia adulta ricercata da Wenke Husmann e il civismo repubblicano di Giuseppe Saragat compongono un mosaico sorprendentemente coerente. Più che interrogare i problemi del presente, il fascicolo sembra interrogarsi sulle qualità che gli adulti ritengono necessarie per diventare adulti.
Se le tracce del 2024 erano centrate sulla trasmissione di un patrimonio culturale e quelle del 2025 sulla trasmissione di regole e valori condivisi, quelle del 2026 sembrano fare un passo ulteriore: al centro non c’è più soltanto ciò che bisogna sapere o rispettare, ma il tipo di persona che la scuola dovrebbe contribuire a formare.
Nelle tracce della maturità il segno inconfondibile della pedagogia governativa
Le grandi questioni collettive del presente – crisi ambientale, trasformazioni tecnologiche, disuguaglianze, migrazioni, conflitti internazionali – scompaiono quasi completamente dall’orizzonte delle tracce. Al loro posto troviamo una serie di disposizioni personali, virtù individuali: ricordare, impegnarsi, meravigliarsi, diventare adulti, essere responsabili, contribuire alla vita democratica. È forse questa la continuità che lega le tracce degli ultimi anni e che trova oggi una formulazione particolarmente evidente nelle nuove Indicazioni nazionali.










