Giovanni Malagò si presenta alla guida della FIGC con il compito più difficile: provare a cambiare la narrazione dell’opinione pubblica di un non cambiamento e rivoluzionare davvero il calcio italiano. La sua nomina, arrivata dopo l’era Gravina e il trauma della terza mancata qualificazione mondiale consecutiva, sembra più un cambio di volto che di ideologia. Per questo motivo il neo presidente della Figc – eletto con quasi il 70% dei voti – ha deciso di giocarsi le prime carte: due nomi che piacciono a gran parte dell’opinione pubblica.

Paolo Maldini nel ruolo di direttore tecnico – e questa, come riportato da La Gazzetta dello Sport, sembra cosa fatta – e riportare Antonio Conte sulla panchina azzurra. Due figure dal forte impatto mediatico, due nomi che piacciono e che potrebbero dare una spinta da un punto di vista emotivo a questi primi giorni da presidente della Figc per Malagò. Fino a ieri, anche post elezione, la sensazione era che l’annuncio di Roberto Mancini come commissario tecnico fosse solo una questione di tempo.

Poi le parole di Malagò (“Ct? Non ho ancora sentito nessuno”) hanno iniziato a far riflettere, pur sembrando inizialmente frasi di circostanza. Per Roberto Mancini, infatti, il discorso è decisamente diverso: il suo eventuale ritorno era già stato percepito da molti come un ritorno al passato più che come l’inizio di una nuova fase. Mancini ha sì vinto l’Europeo del 2021 con l’Italia (unica nota positiva degli ultimi 16 anni), ma ha anche fallito la seconda delle tre mancate qualificazioni ai Mondiali – quella contro la Macedonia – ed è poi fuggito in Arabia in piena estate.