L'ex azzurro verso il no come direttore tecnico. Conte o Mancini ct? Ma il budget pesa

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Il telefonino del nuovo presidente Figc Giovanni Malagò è rovente per i messaggi e le chiamate di congratulazioni, ma anche per quelli che riguardano la costruzione della squadra azzurra del futuro. Fino a domani sarà a Losanna per assolvere i doveri di membro Cio, poi in serata l'appuntamento con il ministro Abodi (che avrebbe voluto commissariare la Federcalcio, ndr) primo passo dell'operazione «disgelo». «Malagò scelta giusta? La differenza non la fanno solo le persone in quanto tali - così Abodi -, ma le cose che fanno. E le cose da fare si conoscono. Normale che il ministro senta il presidente appena eletto, è una forma di rispetto».Lunedì, appena eletto, Malagò si è recato nel suo ufficio di Via Allegri e ha iniziato subito a leggere il bilancio federale. La priorità è risollevare la Nazionale dopo tre Mondiali persi, ma molto passa dai numeri: serve capire quali margini di manovra economica ci sono per orientarsi su un nome e magari comunicarlo il 1° luglio nel primo consiglio federale quando saranno eletti i vicepresidenti. Non ha fatto ancora nessuna proposta, di sicuro ha le idee chiare sui profili: un ex calciatore alla guida del Club Italia (ieri si sono rincorse voci su Paolo Maldini e sulla sua intenzione di dire di no), Malagò dice di aver incontrato Del Piero, abbracciato Baggio e sentito Buffon ma nulla è deciso; un ct che a prescindere dal suo peso specifico e identikit abbia entusiasmo e convinzione di sposare il progetto.