All'indomani dell'elezione il neo presidente della Figc progetta il nuovo corso azzurro. Il ruolo dei club sulla scelta del Ct

A 24 ore dall’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc, muove i primi passi la rivoluzione della Nazionale, orfana per la terza volta dei Mondiali. E i primi tasselli del mosaico sono quelli dell’insediamento di un nuovo direttore tecnico e di un nuovo Ct. «L’allenatore a prescindere dal suo curriculum deve abbracciare il discorso in tutto e per tutto, non si può dire armatevi e partite», ha tracciati l’identikit l’ex numero 1 del Coni. Molti erano già pronti a scommettere su un ritorno in panchina di Roberto Mancini, grande amico di Malagò, pentito della fuga dorata in Arabia Saudita nel 2023 e dimessosi dall’Al-Sadd. Ma nelle ultime ore vengono date in risalita le quotazioni di Antonio Conte, anch’egli già alla guida della Nazionale nel recente passato (2014-16). Quanto alla figura del direttore tecnico, non sembrano esserci dubbi: è Paolo Maldini l’indiziato numero 1. Per La Gazzetta dello Sport, per l’ex Milan è praticamente fatta, rimangono da limare alcuni dettagli.

Chi rema contro il ritorno di Mancini

Malagò vuole partire con un nome forte, di peso, a cui affidare la rifondazione della Nazionale. Sembrava una cosa fatta: l’elezione dell’ex presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 avrebbe dovuto spianare la strada al ritorno di Mancini. Che aveva già dato l’ok per un contratto fino al 2030 a 2,5 milioni all’anno. Invece una certezza non c’è. I primi a non essere convinti dell’ex ct di Euro 2021 sono i club di Serie A, che non hanno digerito il modo in cui nel 2023 aveva lasciato per andare in Arabia Saudita. Anche Beppe Marotta, nutre grandi perplessità sul suo ritorno, scrive Repubblica. Un parere pesante per Malagò, che che ha avuto nel presidente dell’Inter un grande elettore.