di

Monica Colombo, Davide Stoppini

Il neo presidente Figc Malagò continua nei suoi ragionamenti, anche se prima dell'allenatore vuole nominare un direttore tecnico. L'ex Milan declina, da Ranieri a Buffon: chi al suo posto

Mica agile, la vita di Giovanni Malagò. Ieri e oggi a Losanna per il Cio, domani il rientro a Roma e in serata l’incontro con il ministro per lo Sport Andrea Abodi. Senza guantoni, garantiscono, perché il primo comandamento dev’essere quello del dialogo. Per venerdì, l’agenda va ancora completata. Ma non si fa fatica a immaginare che l’organizzazione della Nazionale e del Club Italia tutto porterà via almeno una parte della giornata. Perché se è vero che prima di settembre gli azzurri non torneranno in campo — e dunque in linea teorica fretta non ci sarebbe —, è altrettanto vero che quelle scelte non possono essere tenute da parte troppo a lungo.

Scelte al plurale, intorno alle quali è bene fare un po’ di ordine.La prima figura che Malagò sceglierà sarà quella tecnica del Club Italia: o un presidente con le caratteristiche tipiche di un direttore sportivo classico, oppure una figura operativa al di sotto del presidente, carica che a quel punto potrebbe ricoprire lo stesso Malagò. In ogni caso, al di là del posizionamento, sarà proprio insieme a questa figura che il numero uno della Figc sceglierà il ct: lo dice la logica, non è pensabile il contrario. Paolo Maldini, con cui la Figc non ha mai avuto un colloquio, pareva il profilo più indicato, per status e per curriculum. Forse però è bene coniugare il verbo al passato, perché l’ex dirigente del Milan non sembra molto aperto all’ipotesi, anche per questioni personali. La porta non va chiusa del tutto, è sempre bene lasciare uno spiraglio, del resto l’opera di convincimento di Malagò è proverbiale. Ma insomma, Maldini e la Nazionale non sembrano due strade destinate a incontrarsi nel prossimo futuro.