Sembra una questione minore, trascurabile. Ma la decisione del governo di rimandare, ancora una volta, la tassa di due euro sui mini pacchi provenienti da fuori l’Unione europea, quasi tutti dalla Cina, svela una pericolosa impotenza, non solo italiana, davanti a un’invasione che devasta soprattutto l’industria italiana del tessile abbigliamento. Se ne riparlerà in ottobre. Forse. Ma perché dovremmo essere preoccupati? Dopotutto si tratta di un tributo in meno che peraltro colpisce consumi popolari e giovanili. Bene così. Peccato che fosse una misura prevista dalla legge di Bilancio.
Si crea un piccolo «buco» ma siamo abituati a coprirlo in altro modo, magari indebitandoci. Che sarà mai? E dal primo luglio scatterà il dazio europeo di tre euro sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro. Non si poteva fare tre più due. Giusto. Il governo ha accolto le istanze degli operatori della logistica dopo aver fatto un po’ di conti sui minori incassi provocati da una facile manovra di aggiramento. Basta spostare il punto d’arrivo in Europa delle rotte commerciali, via marittima o aerea, per non pagare il dovuto alla dogana. Un sostanziale calo di traffici, avvicinandosi la scadenza di luglio, era già stato registrato.














