C'era una volta una tassa. Il governo Meloni la introdusse con la legge di bilancio 2025, pubblicata a dicembre: due euro a spedizione su ogni pacco proveniente da Paesi extra UE con valore dichiarato inferiore a centocinquanta euro. L'obiettivo dichiarato era duplice: contrastare il dumping ambientale e sociale dei colossi cinesi dell'e-commerce tipo Temu, Shein e AliExpress, e al tempo stesso fare un po' di cassa. Secondo le stime della relazione tecnica, il balzello avrebbe dovuto portare 122,5 milioni di euro nelle casse dello Stato nel 2026 e circa 245 milioni all'anno a regime.L'Agenzia delle Dogane però non era pronta. Così si rinviò a marzo. Poi si rinviò a luglio, con un primo decreto fiscale, il DL 38/2026. E poi, lunedì 22 giugno, il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto legge (quello sul PNRR e le infrastrutture) che sposta tutto al 1° ottobre 2026. Terzo rinvio in sei mesi. Una tassa che a oggi non è mai entrata in vigore neanche per un giorno. Il ministro Giorgetti ha spiegato la decisione come una risposta alle richieste delle imprese della logistica, in particolare di Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti, che aveva scritto una lettera formale al Ministero dell'Economia chiedendo la cancellazione del contributo nazionale. Le motivazioni erano concrete: con il dazio europeo da 3 euro in arrivo il 1° luglio, sovrapporre anche la tassa italiana avrebbe portato il costo aggiuntivo fisso per ogni mini-pacco a 5 euro, più IVA. Un aggravio che, secondo le simulazioni di Confetra, avrebbe fatto perdere all'Italia circa il 50% dei traffici logistici legati all'e-commerce extra UE, dirottandoli verso altri hub europei.
La tassa sui pacchi cinesi rinviata ancora: il governo battuto dalla logica prima che dalla logistica
Introdotta a dicembre 2025, sospesa a gennaio, rinviata a luglio, rinviata di nuovo a ottobre: la storia del contributo italiano da 2 euro sui mini-pacchi extra UE è una telenovela normativa che racconta più di mille analisi cosa succede quando si legifera per fare cassa senza aver prima capito cosa si sta tassando. Intanto dal 1° luglio il dazio europeo da 3 euro è già realtà













