La tassa italiana sui pacchi (introdotta dalla Manovra 2026 e slittata prima al 1° luglio e poi al 1° ottobre 2026), se e quando entrerà in vigore, si cumulerà al dazio doganale introdotto dall’Ue a partire dal 1° luglio. Si tratta infatti di due misure diverse per ratio perché il dazio doganale di 3 euro per ciascun articolo contenuto in spedizioni da e-commerce extra Ue di valore non superiore a 150 euro (misura che resterà in vigore fino al 1° luglio 2028 quando diventerà operativo l’EU Customs Data Hub) rappresenta una «misura transitoria» che va a compensare l’eliminazione della franchigia dai dazi doganali prevista per le spedizioni di valore trascurabile dal Regolamento Ue 2026/382 del Consiglio.
Il contributo amministrativo nazionale
Mentre il contributo amministrativo previsto all’articolo 1, commi 126-128 della legge 199/2025 (la cd. tassa sui pacchi) è stato concepito come “misura nazionale volta a coprire i costi sostenuti dall’amministrazione doganale per la gestione delle importazioni di piccole spedizioni provenienti da Paesi terzi di valore non superiore a 150 euro”. Lo ha precisato durante il Question time alla Camera, il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti.








