L'Italia tira dritto o, almeno, ci prova. Secondo quanto dichiarato dal Ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti in un question time alla Camera dei Deputati, la misura europea che dal 1° luglio ha introdotto un dazio forfettario di 3 euro per le spedizioni con valore dichiarato inferiore o uguale a 150 euro non cancella misure, apparentemente analoghe, prese dall'Italia.
Come noto, a partire dal 1° ottobre 2026 (data a cui è stata da ultimo differita la norma nazionale), sarà richiesto un contributo di gestione italiano pari a 2 euro per spedizione, sempre per spedizioni con valore dichiarato inferiore o uguale a 150 euro.
La potenziale sovrapposizione tra le misure adottate a livello sovranazionale e quelle previste dalla legislazione nazionale pare non esserci, o almeno così ritiene il Governo: si tratta, infatti, di due interventi dal presupposto giuridico e funzionale distinto.
Il dazio forfettario UE è una misura di natura doganale introdotta dall'Unione Europea per regolamentare la pretesa impositiva a seguito della soppressione dell'esenzione daziaria per le merci sotto i 150 euro, ritenuta non più sostenibile alla luce dei volumi raggiunti dal commercio elettronico. L'importo si applica per singola voce merceologica: di conseguenza, un ordine contenente due articoli differenti (come, ad esempio, due capi d'abbigliamento distinti) genera un prelievo daziario complessivo di 6 euro.







