Il governo italiano deve decidere cosa fare con la tassa di 2 euro sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro e provenienti da paesi fuori dall’Unione Europea. Dovrebbe entrare in vigore il primo di luglio, ma in quella data entrerà in vigore anche una tassa praticamente identica a livello europeo, di 3 euro. Allo stato attuale delle cose, tra due settimane i consumatori italiani dovrebbero quindi a pagare due tasse sovrapposte, per un totale di 5 euro a pacco (3 europei + 2 italiani).
Sarebbe una tassa sproporzionata e decisamente impopolare, perché riguarderebbe molte persone che ordinano prodotti a prezzi bassi da paesi extraeuropei. Che si sarebbe arrivati a questa situazione era ampiamente prevedibile: il governo sa da mesi di dover risolvere un guaio che si è creato da solo.
La tassa italiana era stata introdotta a dicembre con la legge di bilancio, quella con cui il governo definisce come spendere i soldi per l’anno successivo: l’obiettivo dichiarato era disincentivare l’acquisto di prodotti a basso costo dalla Cina, problematici per il loro impatto ambientale e sociale, e per la concorrenza insostenibile che fanno alle imprese italiane; ma nella pratica la tassa serviva soprattutto al governo per racimolare qualche centinaio di milioni di euro a copertura di alcune misure previste all’ultimo nella legge di bilancio.












