Lo strapotere dell'ultra fast fashion e di altri prodotti a basso costo ha i giorni contati? È presto per dirlo, ma la tassa europea sui piccoli pacchi darà del filo da torcere. Perché sia pienamente operativa ci sarà ancora da attendere, ma già a partire dal 1 luglio 2026 scatterà un contributo doganale di 3 euro per gli acquisti di origine extra-europea contenuti in pacchi dal valore inferiore ai 150 euro. Lo ha confermato mercoledì 11 febbraio il Consiglio dell’Unione europea, espressione dei governi nazionali. Nel frattempo, è ancora nel limbo il destino dell'analogo contributo italiano da 2 euro: era previsto dalla legge di bilancio 2026 ma, in seguito all'ufficialità sulla tassa europea, è stato congelato fino al 30 giugno.Perché serve una tassa sulle piccole spedizioni verso l’Unione europeaA partire dal 2022, riferisce la Commissione europea, il volume dei pacchi di modico valore spediti nell’Unione è raddoppiato ogni anno. La stragrande maggioranza – addirittura il 91% – proviene dalla Cina. D’altra parte, nella prima metà del 2025, la piattaforma cinese di ecommerce Temu riferiva di avere in media 115 milioni di utenti attivi al mese tra gli europei, mentre l'altro ecommerce Shein 145 milioni, su una popolazione totale di circa 450 milioni di abitanti.Piattaforme come queste non hanno centri di distribuzione in Europa, ma spediscono ciascun pacco direttamente al destinatario. Se a questo si aggiunge il fatto che questi e-commerce hanno fatto dei prezzi stracciati il loro marchio di fabbrica, si capisce perché l’importo di ogni ordine resta molto basso (e non è raro che venga sottovalutato ad arte).Quando un pacco ha un valore inferiore ai 150 euro, però, gode dell’esenzione de minimis: ciò significa che non è soggetto a dazi doganali. Una deroga che suona come una forma di concorrenza sleale nei confronti delle imprese europee. Ecco perché le istituzioni si sono messe all’opera per abolire l’esenzione e riformare il sistema doganale, rendendolo più al passo con i tempi.Come funziona il contributo da 3 euro sugli acquisti di modico valoreL’Unione europea ci ha abituato a iter piuttosto lunghi, e anche questo non fa eccezione. L’accordo dell’11 febbraio segna un passo avanti decisivo, perché il Consiglio abolisce l’esenzione de minimis per i pacchi da meno di 150 euro. Tutte le merci che entrano nell’Unione europea dunque saranno soggette ai dazi, ma solo da quando sarà operativo il nuovo data hub doganale centrale, una piattaforma digitale unica attraverso la quale le autorità dei Paesi membri potranno accedere ai dati sulle importazioni, calcolare i dazi e coordinare i controlli. Per ora si parla del 2028.Ma altri due anni di attesa significano milioni e milioni di pacchi. Ecco perché gli Stati membri si sono accordati per introdurre, in via provvisoria, una tassa forfettaria di 3 euro sugli articoli contenuti nei piccoli pacchi inviati direttamente ai consumatori. Si parte molto prima, già il 1 luglio 2026. Sarà in vigore fino al 1 luglio 2028 con possibilità di proroga, per poi essere sostituito dalle tariffe doganali ordinarie quando entrerà in funzione il data hub doganale centrale. Il dazio non si calcola sul pacco in sé, né sulla quantità di articoli che contiene, ma sulla categoria. Tradotto: chi acquisterà una camicetta in seta e due in lana si vedrà addebitare un dazio di 6 euro, perché i prodotti rientrano in due sottovoci tariffarie diverse.L'Italia ha accelerato i tempi e a rimetterci è stato MalpensaL’Italia, nel frattempo, aveva fatto da sé. Non potendo intervenire direttamente sui dazi, che sono materia di competenza europea, il governo di Giorgia Meloni – tramite la Legge di Bilancio 2026 – ha introdotto un “contributo nazionale” di 2 euro applicato sempre sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro importati dai Paesi extra-Ue. In questo caso i 2 euro sono una sorta di costo di gestione da calcolare non sulla categoria di prodotto ma sulla spedizione, al momento dello sdoganamento.Come abbiamo raccontato su Wired Italia, però, aggirare questa tassa nazionale sulle piccole spedizioni è fin troppo facile: basta far atterrare il volo cargo in un Paese in cui una misura simile non esiste, come Germania, Belgio e Ungheria, e poi spedirlo in Italia via gomma.La conferma di SwissportCi ha dato conferma di questa dinamica anche Swissport, la più importante società di servizi di terra e di handling: Malpensa, che rappresenta il cuore delle attività cargo in Italia, ha già registrato un importante calo di volumi tanto da rischiare di diventare un punto di transito secondario.Anche in un arco di tempo così breve, continuano da Swissport, l'impatto è già evidente. La riduzione dei voli cargo diretti si traduce in una minore saturazione dei servizi di handling, cioè le attività operativi a terra, il che erode i margini. Tutto questo mentre lo spostamento dei flussi verso il modello Road-to-Warehouse (quello in cui le merci vengono trasferite rapidamente su gomma al magazzino di destinazione, ndr) complica la pianificazione del lavoro e riduce il valore aggiunto delle attività doganali. Ne risente anche il consumatore perché i tempi di consegna non si velocizzano e, a causa dell'aumento del trasporto su strada, l'impatto ambientale peggiora.Cosa succede ora alla tassa italiana sui piccoli pacchi“In aggiunta agli effetti di breve periodo già delineati, si possono osservare anche alcuni aggiustamenti strutturali del mercato", spiega Massimo Roccasecca, Head of Cargo di Swissport Italia. "Per esempio, la cancellazione di alcuni servizi cargo verso Malpensa ha comportato uno spostamento della capacità di esportazione disponibile e, di conseguenza, un impatto sui livelli tariffari per l’industria dell’export”.Sul piano normativo, il contributo nazionale è in vigore in regime transitorio dal 1 gennaio 2026, con le prime rendicontazioni e i primi versamenti previsti entro il 15 marzo. Ma già a fine febbraio il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha promesso di “renderlo coerente con le decisioni prese a livello europeo”, anche su pressione di Forza Italia che ha subito chiesto di congelarlo. Il 12 marzo il ministero dell'Economia e delle finanze ha annunciato un “provvedimento legislativo di prossima emanazione” che congelerà fino al 30 giugno il pagamento del contributo. “Il differimento dell’efficacia della norma risponde alla necessità di consentire l’adeguamento del sistema informativo dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli”, si legge nel comunicato del Mef.Per ora, la tassa europea non sostituisce automaticamente quella italiana: perché ciò accada serve un provvedimento ad hoc a cui il governo starebbe lavorando, presumibilmente con il decreto Milleproroghe. Gli operatori del settore invitano a fare in fretta. Se l'Italia continuerà a essere la sola a imporre il contributo nazionale, osserva Swissport, recuperare i volumi perduti sarà molto difficile. E a uscirne avvantaggiati in termini competitivi saranno gli aeroporti del nord Europa.