L’era del low-cost digitale senza frontiere e senza balzelli è ufficialmente terminata. A partire dal 1° luglio, chiunque sia abituato ad acquistare merci e piccoli oggetti da portali e-commerce con sede fuori dai confini dell’Unione Europea – si parli dei colossi cinesi, dei marchi dell‘abbigliamento fast-fashion o dei portali statunitensi – dovrà fare i conti con una vera e propria rivoluzione fiscale. Una stretta bilaterale, calata contemporaneamente da Bruxelles e da Roma, che introduce un meccanismo di tassazione destinato a colpire i cosiddetti “mini pacchi”, ovvero quelle spedizioni che fino ad oggi beneficiavano di una franchigia doganale per i valori inferiori ai 150 euro.
La realtà che attende i consumatori e le aziende a partire dal prossimo mese si traduce in cifre, scadenze ravvicinate, un incremento massiccio dei controlli doganali e, soprattutto, nel rischio concreto di pagare una doppia tassa sullo stesso identico oggetto.
Tassa sui pacchi, il rinvio di primavera è scaduto
Il quadro normativo che si delinea per l’estate è il risultato di due percorsi paralleli che convergono sulla stessa data. Da un lato c’è l’Unione europea, determinata a difendere il mercato interno e i commercianti europei dalla concorrenza sleale e dall’evasione, dall’altro c’è il governo italiano, che ha sul tavolo l’applicazione di un contributo interno.












