La disastrosa gestione di Donald Trump nello scacchiere mediorientale con l’avvio dei bombardamenti in Iran il 28 febbraio, e poi le continue giravolte che sono andate in scena per settimane mentre lo Stretto di Hormuz era bloccato, hanno evidenziato i rischi geopolitici ed economici legati alla dipendenza dai combustibili fossili. Morale della favola? Grazie alla presenza alla Casa Bianca del più grande sostenitore di petrolio, gas e carbone, questa situazione di instabilità e di inaffidabilità degli Stati Uniti ha finito per dare un’accelerazione senza precedenti agli investimenti nelle energie rinnovabili nel resto del mondo. Di conseguenza, il fautore dello slogan pro-trivelle «drill, baby, drill» si ritrova paradossalmente a essere il più grande promotore inconsapevole della transizione verde globale, nonostante la sua esplicita e continua avversione politica verso i pannelli solari e quelli che lui sprezzantemente chiama i «mulini a vento», ovvero le pale eoliche.
Alla questione ha dedicato la sua ultima riflessione su Substack il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman. Con la sua consueta capacità di unire rigore scientifico e sottile ironia, l’economista parte dal fatto che proprio in questi giorni il dipartimento degli Interni Usa ha annunciato che verserà alla società energetica Invenergy 765 milioni di dollari affinché rinunci alla realizzazione di tre parchi eolici offshore. Si tratta del terzo pagamento di questo tipo effettuato dall’amministrazione Trump per bloccare progetti eolici offshore in fase di pianificazione da anni. «Finora Trump ha stanziato 2,5 miliardi di dollari dei contribuenti per affossare progetti nel settore delle energie rinnovabili. L’amministrazione ha anche cercato di bloccare parchi eolici offshore già in fase di sviluppo — mosse che sono state ostacolate dai tribunali — mentre il Pentagono si è rifiutato di concedere le autorizzazioni di routine per i progetti eolici onshore. Sì, 2,5 miliardi di dollari per distruggere progetti di energia pulita già approvati ed economicamente vantaggiosi, mentre gli americani soffrono per l’impennata dei prezzi dell’elettricità causata dai data center e dagli alti prezzi della benzina».









