Mentre continuano gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz e i pasdaran negano di avere chiesto a Trump lo stop ai bombardamenti, è prevista per oggi la ripresa dei negoziati indiretti fra iraniani e americani. Una situazione confusa e paradossale, che per il momento determina un solo effetto positivo: il crollo del prezzo del petrolio. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Pessimismo e realismo si alternano a Washington nelle valutazioni dell’ennesimo go and stop, partire e bloccarsi, di Donald Trump che all’ultimo minuto ha revocato l’ordine di scatenare una nuova devastante offensiva contro l’Iran.

Per il Wall Street Journal, dietro le quinte i Paesi del Golfo sono frustrati dalla mancanza di strategia chiara da parte degli Stati Uniti, mentre gli scontri con gli iraniani si protraggono a singhiozzo e loro sono esposti alle ritorsioni di Teheran.

Al contrario dell’Arabia Saudita, del Qatar e del Kuwait, che hanno insistito con Trump per una de-escalation, gli Emirati Arabi Uniti hanno invece sollecitato la Casa Bianca ad intraprendere azioni più decise contro l’Iran. Secondo fonti di intelligence, inoltre, il potente Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche che avrebbe preso il sopravvento a Teheran, è consapevole della vulnerabilità politica di Trump e sta valutando come sfruttarla.