Lanciare una guerra senza una giustificazione credibile, senza definire gli obiettivi né una strategia per raggiungerli, senza aver valutato seriamente i probabili costi e benefici e sottovalutando la forza dell’avversario. Cosa poteva andare storto?

L’accordo firmato in settimana per mettere fine alla guerra in Medio Oriente formalizza quello che era chiaro da aprile: Trump non aveva una via d’uscita dignitosa dal pantano in cui si era cacciato e ne poteva venir fuori solo con un accordo di questo tipo, che potrebbe rendere l’Iran più influente (c’è chi parla di “pax iraniana” in Medio Oriente) e più ricco, che non porta agli Stati Uniti vantaggi sostanziali su nessuno dei dossier che per mesi erano stati presentati come decisivi, dal programma nucleare iraniano all’arsenale missilistico di Teheran fino ai rapporti con i gruppi radicali della regione.

Nell’articolo di copertina di Internazionale, un saggio scritto dall’editor di questioni militari dell’Economist, si spiega che la guerra in Iran e quella in Ucraina, pur essendo molto diverse, raccontano una storia simile, fatta di leader politici e strateghi militari convinti che le nuove tecnologie rendano la guerra più facile, rapida e controllabile di quanto sia realmente.