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Tornano a soffiare i venti del No al Ponte, in riva allo Stretto. Le notizie delle inchieste avviate dalle Procure di Catanzaro e di Roma acuiscono lo scontro tra contrari e favorevoli alla grande infrastruttura, mentre il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ormai da giorni, sull’argomento si è chiuso in un enigmatico silenzio.

Un sit-in, ieri, davanti al ristorante “Gitano’s”, a Torre Faro, lì dove dovrebbe sorgere il pilone del Ponte previsto sulla sponda messinese. Un altro programmato per domani, alle 18,30, nella piazzetta antistante la sede della “Casa del Popolo”. Una conferenza stampa, sempre per domani, in occasione della quale saranno illustrati i contenuti del nuovo esposto presentato all’Antitrust. E poi l’annuncio del nuovo Corteo nazionale che si terrà a Messina il prossimo 8 agosto.

Il variegato schieramento, composto da associazioni e comitati (uniti nella lotta al Ponte ma spesso divisi tra loro, per metodi e azioni), ruggisce di nuovo. E stavolta c’è un obiettivo preciso: prima le dimissioni dei vertici, poi lo scioglimento definitivo della società “Stretto di Messina Spa”.

Il presidio a Torre Faro è stato promosso dal Comitato “No Ponte Capo Peloro”, i cui rappresentanti ribadiscono che «la notizia dell’inchiesta per corruzione relativamente al Ponte è di una gravità inaudita e a nulla servono le dichiarazioni della “Stretto di Messina” sulla presunta totale estraneità della società. Sono almeno tre i motivi di grave preoccupazione che emergono dall’inchiesta.