Hai voglia a rompere la scatole a Salvini con la tiritera che era contro il ponte sullo Stretto di Messina. La tenacia del leader leghista, semmai, ha dimostrato quanto sia stata veritiera, reale, coerente, la svolta nazionale che ha impresso al Carroccio. Più stupore manifestano le varie posizioni della sinistra.

Oggi si “mobilitano” – con un corteo nella città siciliana con 32 gradi sotto il sole – ma non sempre è stato così. Ben tre leader tra Pd e Pds e due governatori meridionali rossi hanno espresso il loro favore per il progetto che ora comincia finalmente a mettersi in moto; ciascuno con le differenti motivazioni, ma certo non avremmo mai visto mettersi di traverso personalità come Massimo D’Alema e Piero Fassino, Matteo Renzi e Vincenzo De Luca, Michele Emiliano e persino Giuseppe Conte. Quest’ultimo con la consueta “coerenza”.

Tre governi – i due suoi, opposti, e quello di Draghi – tre ponti, potremmo dire. Il leader pentastellato ha alternato due no e un sì nel corso del tempo. In particolare, nel 2020, durante il suo secondo governo, in piena pandemia, emerse una sua apertura al dibattito, anche in risposta a pressioni politiche e industriali. Era luglio 2020: «Possiamo anche discutere del Ponte sullo Stretto. È un’opera che ha una sua ragionevolezza ingegneristica. Valuteremo». Aveva appena presieduto un vertice col Ministero dei Trasporti.