Sorrideva sereno ieri Matteo Salvini in visita a Villa San Giovanni, la città dove sorgerà la sponda calabra del Ponte sullo Stretto. Sorrideva per il bagno di folla ma, possiamo immaginare, anche perla lettura dei giornali sinistri. Litri, anzi, ettolitri di bile che titolisti e commentatori della gauche, hanno versato dopo il “sì” del Cipess all'opera che unirà Sicilia e Calabria. Tra ponti che «non stanno in piedi» (Fatto Quotidiano) e «opere che sono già in ritardo» (Repubblica). Amen, sembra dire con quel sorriso Salvini. Il Ponte si farà e alla fine vedremo chi avrà avuto ragione. «Davvero non capisco come si possa dire no a un'opera del genere. Sono contento di dare a milioni di italiani, di siciliani e di calabresi il diritto alla mobilità che c'è nelle altre parti d'Italia». Questo per Salvini vuol dire migliorare la vita a «centinaia di migliaia di persone che ogni giorno devono attraversare lo stretto per lavoro» e dare ai giovani «la possibilità di studiare e poi lavorare al Sud. Il Ponte sarà un attrattore per il ritorno di cervelli».

Il vicepremier ammette che «in queste settimane ho pensato molto a Silvio Berlusconi. Intitolargli il Ponte? Su questo ci sarà modo di parlarne - frena Salvini -. Abbiamo già, secondo me con merito e orgoglio, scelto di intitolargli l'aeroporto di Malpensa, perché è stato un grande imprenditore, un grande uomo di sport, di comunicazione, oltre che un grande politico». A proposito di politica, Matteo ricambia le parole al miele che ieri gli aveva dedicato la premier («complimenti a Matteo, è stato molto coraggioso»): «Giorgia ha sempre sostenuto in questi due anni e mezzo il progetto. Io in tasca 13 miliardi e mezzo per fare il Ponte e tutte le opere connesse, non ce li avevo...». Ovvero senza la squadra e l'aiuto di tutta la maggioranza l'opera non ripartiva. Salvini a tal proposito ricorda che «gli studi dicono che ci sarà una maggior ricaduta sul territorio in Italia di 23 miliardi. Quindi a quelli che dicono che è una spesa eccessiva rispondendo che ne arriverà quasi il doppio come aggiunta sul territorio».