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Ultimo aggiornamento: 17:26

Ebbene sì, è ufficiale: il progetto del Ponte sullo Stretto ha ricevuto l’ennesimo, entusiastico via libera. Festeggiano i promotori, brindano i politici, Salvini si ingozzerà con qualche prodotto tipico e annessa foto da postare, gongolano i costruttori. Finalmente, dopo decenni di sogni a occhi aperti, rendering 3D, slide in PowerPoint (il tutto ovviamente strapagato) e promesse elettorali più e più volte riciclate, il ponte più inutile della storia repubblicana sta per diventare realtà. O forse no. Ma intanto anche a sto giro paghiamo. O meglio lo paga il sud e la Sicilia in particolar modo.

Un’opera “strategica”, ci dicono. E in effetti lo è: strategica per svuotare le casse pubbliche, strategica per deviare fondi che servivano per far uscire il sud da una condizione di marginalità economica. Soldi che non arriveranno ai fatiscenti ospedali e scuole che cadono a pezzi, non arriveranno per potenziare un sistema di trasporto pubblico inesistente con strade che sembrano campi minati.

Ma che ci importa? Vuoi mettere la soddisfazione di avere un ponte lungo 3,3 chilometri che collega due reti ferroviarie che non funzionano? Come montare un rubinetto d’oro su una cisterna bucata. Anzi, su cui continuiamo a fare buchi.