Pubblicato il: 09/06/2026 – 17:49
Opposizioni all’attacco dopo l’inchiesta giudiziaria da cui sono emersi presunti casi di corruzione per il Ponte sullo Stretto. Tre, al momento, gli indagati della Procura di Roma, tra cui l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, l’avvocato Giacomo Giovanni Saccomanno e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio. Il centrosinistra, che ha definito gravissime le accuse, ha chiesto al Governo e al Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini di riferire in aula. Per Boccia (Pd) si tratta di una «situazione opaca», mentre per il M5S di un «disastro procedurale avallato da Meloni». Nelle fila del centrodestra Fabio Rampelli, vicepresidente di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, si è invece detto «certo che la magistratura non voglia intralciare le grandi opere» e che la società Stretto di Messina «saprà dimostrare la sua estraneità».
Bonelli: «Inchiesta di una gravità inaudita»
Per Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi Sinitra «quanto emerge dall’inchiesta della Procura è di una gravità inaudita: si parla di presunti tentativi di condizionare la decisione della Corte dei Conti sulla delibera CIPESS relativa al Ponte sullo Stretto di Messina. Saccomanno, fino a poche settimane fa commissario della Lega in Calabria e membro del Cda della società Stretto di Messina, era stato rimosso da poche settimane. Non più tardi di tre settimane fa ho depositato alla Procura di Roma il sesto esposto integrativo sulle procedure adottate dal Governo, che a mio avviso violano le norme italiane ed europee in materia di appalti e ambiente. I nostri esposti servono per fare chiarezza considerato che il governo ha negato al sottoscritto atti e documenti trasmessi alla Corte dei Conti. Il Governo ha gestito tutto nella segretezza, arrivando a negare a un parlamentare gli atti intercorsi con la magistratura contabile». «In questi anni il Governo, a partire da Salvini, ha forzato ogni passaggio per arrivare alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera CIPESS. Una scelta che avrebbe fatto maturare diritti in capo alla società costruttrice, esponendo lo Stato al rischio di penali miliardarie, nonostante un progetto vecchio, valutato nel 1997, e senza valutazioni sismiche aggiornate», dice Bonelli. «Parliamo di 14 miliardi di euro pubblici: il progetto originario prevedeva il 60% di fondi privati e il 40% pubblici, mentre Salvini ha messo tutto a carico dello Stato. È inaccettabile, mentre il Paese ha bisogno di risorse per sanità pubblica, scuola, pensioni e trasporti”, prosegue l’esponente AVS. «Il Governo si fermi subito. Vogliamo sapere se siamo davanti a un singolo episodio o al rischio di un fenomeno corruttivo più ampio. Quei 14 miliardi devono essere restituiti agli italiani e destinati alle vere priorità del Paese: sanità, scuola e pensioni», conclude Bonelli.










