Dalle conversazioni tra i tre indagati nell’inchiesta per corruzione sul Ponte sullo Stretto emerge una fitta rete di contatti e incontri, allo scopo di ottenere informazioni utili a comprendere l’orientamento dei magistrati della Corte dei Conti sul progetto, che poi sarà bocciato. L’ex presidente aggiunto della Corte Tommaso Miele chiama in causa Salvini e i suoi “amici del governo”. L’ex toga prende le distanze dal pronunciamento negativo dei magistrati contabili: “Non sono assolutamente allineato a questi deficienti dei miei colleghi”.

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Dal decreto di perquisizione disposto dai pm della procura di Roma nell'inchiesta per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio legata al progetto del Ponte sullo Stretto emerge un fitto carteggio e scambio di informazioni tra i tre indagati, l'ex toga Miele, l'ex consigliere della Società Stretto di Messina in quota Lega, nonché stretto collaboratore di Salvini, Saccomanno e l'imprenditore calabrese Virgiglio.

Una fitta rete di rapporti, con scambio di informazioni sulla delibera della Corte dei Conti, che l'avvocato Saccomanno e l'imprenditore Virgiglio avrebbero voluto condizionare e che poi come sappiamo risulterà negativa per l'iter del progetto. Per ottenere aggiornamenti sull'orientamento dei magistrati contabili, preoccupati per il possibile stop al progetto, si rivolgevano a Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti. Dalle carte si vede bene la posizione del presidente aggiunto della Corte dei Conti Miele, prossimo al pensionamento (arrivato poi a febbraio 2026) sulle sentenze che bocciano la delibera Cipess sull'infrastruttura: "I miei amici del governo a cominciare da Salvini… si sarebbero aspettati… una presa di distanza". E ancora: "Non sono assolutamente allineato a questi deficienti dei miei colleghi", si legge nel testo di un'intercettazione del 31 ottobre 2025. Il contesto è quello di un convegno sull'infrastruttua, organizzato al Salone della giustizia all'indomani dello stop alla delibera Cipess arrivato dai magistrati della Corte dei Conti. Miele ha scelto di non partecipare all'evento, per evitare i giornalisti, visto che "i suoi amici del governo" si sarebbero aspettati dei commenti negativi da parte sua sulla sentenza: "Non potevo assolutamente andare con tutto quello che è successo". Insomma, spiega che lui non avrebbe potuto "esprimere la sua vicinanza di pensiero al gruppo politico favorevole al progetto Ponte senza creare crisi istituzionali".