Dopo quella contabile, ora anche la giustizia penale lambisce il Ponte sullo Stretto. Con l’ombra della corruzione che si affaccia su una delle infrastrutture più discusse degli ultimi decenni. La procura di Roma ha infatti aperto un’indagine - per rivelazione di segreto oltre che per corruzione - nei confronti dell’ex presidente aggiunto della Corte dei conti, Tommaso Miele (in pensione dallo scorso febbraio), l'imprenditore Vincenzo Virgilio e un avvocato, fino ad aprile del Consiglio di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa”, Giacomo Saccomanno, ex commissario della Lega in Calabria. Per tutti e tre oggi (9 aprile) sono scattate le perquisizioni.La procura capitolina guidata da Francesco Lo Voi ipotizza che Miele possa aver ricevuto pressioni per condizionare, positivamente, l’esame di legittimità della Corte dei conti; lo scorso ottobre dalla sezione controllo della magistratura contabile era arrivata una bocciatura alla delibera Cipess (da 13,5 milioni di euro) approvata dal governo, che ha stoppato l’iter del Ponte. “Una situazione critica”, come diceva intercettato Miele in una conversazione telefonica con un amico. Una circostanza che viene definita dall'indagato ''in salita'' pur non essendo preoccupato dall'ultimo provvedimento di rigetto del 17 novembre della Corte, ''in quanto logica conseguenza del rigetto del 29 ottobre'' sostiene. 'Il problema da risolvere è sempre quello… cioè, non cambia una virgola, però se ci scriviamo, ci parliamo, ci vediamo", e dice di avere predisposto, in via riservata, un report sulla vicenda da consegnare ai privati: "L'importante che tu dai comunque il report... che io sto sul pezzo... noi stiamo sul pezzo".Secondo quanto scrive la procura in una nota diffusa oggi, Saccomanno e Virgilio, “al fine di condizionare il citato esame della Corte dei Conti in favore della società 'Stretto di Messina Spa', avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell'esigenza citata”.I due, continua la procura di Roma, “avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell'opera infrastrutturale e rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato. Quest'ultimo, dal canto suo, avrebbe offerto - si legge sempre nella nota - la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull'andamento della procedura condotta dalla Corte Contabile, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa”.Cui prodest? Secondo l’impianto accusatorio, Miele "avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre, nell'interesse della 'Stretto di Messina Spa', una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l'interesse a diventare presidente dell'Antitrust o di una società partecipata”. Le intercettazioni allegate agli atti arricchiscono la nota della procura capitolina: “Quando andrò in pensione ora l'anno nuovo, io dovrei fare il Presidente di non so che ancora... però mi hanno chiesto la disponibilità... io ho sparato alto...c'ho l'imbarazzo della scelta e ti dico la verità... se gli arriva un bell'endorsment... certo che va bene”, diceva parlando al telefono. Dagli atti dell’inchiesta emergerebbe anche la centralità di un’associazione, “Accademia Calabria”, di cui Virgiglio era responsabile relazioni esterne e l’avvocato leghista Saccomanno presidente. Gli incontri organizzati dall’associazione, per la procura di Roma, sarebbero parte delle “utilità” contestate; con “raccomandazioni e partecipazione ad eventi” in cui era spesso “prevista la presenza di personalità in grado di favorire Miele per le sue aspirazioni professionali e remunerative”.Ovviamente sono accuse che restano ancora tutte da provare ma che scatenano l’ennesimo terremoto intorno al già complicato iter del Ponte sullo Stretto, per ora fermo dopo la bocciatura della Corte dei conti. Le opposizioni incalzano il governo - e in particolare Matteo Salvini - e gli chiedono di riferire in Parlamento. I diretti interessati provano invece a difendersi.“Sono totalmente estraneo a ogni accusa - ha detto Saccomanno parlando con Repubblica -. Non ho mai fatto pressioni. Una volta, commentando con un imprenditore che conosco dai tempi della scuola, ho chiesto se si sapeva qualcosa sull’imminente esito dell’istruttoria. Sono commenti che gli addetti ai lavori fanno abitualmente. Le perquisizioni sono ancora in corso, spero acquisiranno ogni elemento perché sono sicuro che emergerà la verità”.La società Stretto di Messina non è indagata, né come persona giuridica né per persone fisiche. “Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto - affermato l'amministratore delegato Pietro Ciucci -. La società prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal dl 'Commissari' dell'11 marzo 2026”.