Le intercettazioni di Tommaso Miele, presidente aggiunto della Corte dei Conti. La procura di Roma contesta i reati di corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio.
«I miei amici del governo a cominciare da Salvini… si sarebbero aspettati… una presa di distanza». Così parlava Tommaso Miele, presidente aggiunto della Corte dei Conti, al telefono commentando le sentenze dei magistrati contabili. Il tema è il Ponte sullo Stretto di Messina e il magistrato criticava i colleghi per lo stop al progetto: «Non sono assolutamente allineato a quei deficienti». Con lui sono indagati l’avvocato Francesco Giacomo Saccomanno, in quota Lega nel Cda della società Stretto di Messina. E Vincenzo Virgiglio, imprenditore edile e presidente dell’associazione “Accademia Calabria”. La procura di Roma contesta i reati di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
L’inchiesta sul Ponte sullo Stretto di Messina
Secondo l’ipotesi accusatoria Miele sta per andare in pensione. Ma dopo vorrebbe ricoprire «la carica di presidente dell’Antitrust o, in alternativa, di una società partecipata come Postepay o Poste Italiane». Per questo, racconta oggi La Stampa, viene avvicinato da Saccomanno e da Virgiglio. Che cercano una sponda per il progetto. Il 2 ottobre 2025 Virgiglio chiama Saccomanno: «Ci sei più tardi? Ho una grande notizia da darti». Secondo gli inquirenti Saccomanno, attraverso Virgiglio, ha contattato Mele per farsi rivelare notizie coperte da segreti d’ufficio, per restare costantemente aggiornati sull’andamento dell’istruttoria e sugli orientamenti dei magistrati investiti nella funzione di controllo.










