di
Ilaria Sacchettoni
La soddisfazione per aver ottenuto la collaborazione di Tommaso Miele, giudice contabile e poi lo sgomento per il provvedimento in senso contrario della Corte dei Conti: «Provvedimento eversivo»
La strada pareva, ormai, spianata. Le intercettazioni dell’inchiesta per la corruzione sul Ponte dello Stretto, ora depositate dalla Procura, raccontano la soddisfazione del rappresentante della Lega in Calabria, Giacomo Saccomanno, al telefono con Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina (non indagato) per la «collaborazione» raggiunta con l’allora presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele, oggi indagato. È il dirigente a mostrare entusiasmo: «Abbiamo vinto al totocalcio? Abbiamo fatto...» ride. E Saccomanno, con i piedi per terra eppure soddisfatto a sua volta: «No, ancora no però potremmo vincere». Quindi discutono dei propri impegni e di come far coincidere le proprie esigenze: «Guarda — dice Ciucci — io alle tredici c’ho un incontro del Cct con Rfi e la Ferretti lì a stazione Tiburtina sede Rfi quindi io penso in due ore me la gioco, quindi tredici e quindici verso le sedici ci sei?» .
Era il due ottobre 2025 e le prospettive erano favorevoli. Ma la decisione presa dalla sezione di controllo della Corte dei Conti sarà contraria all’opera - ponte. Quindi le cimici della Procura di Catanzaro dalla quale è partita l’inchiesta registrano lo sgomento dei protagonisti. Siamo alla fine di ottobre e al telefono con il responsabile della comunicazione per la Lega, Franco Gemoli, Saccomanno destina parole poco istituzionali ai magistrati contabili che hanno mandato in fumo i suoi progetti: «Perché veramente è stato...è stato un provvedimento eversivo. Eh, la Corte dei Conti non può entrare nel merito del progetto. Deve dare solo la valutazione...» Gemoli si pone qualche interrogativo allora: «Eh, la cosa strana, non avete avuto il presidente che assisteva sempre ai...». Miele, insomma, ha mantenuto le promesse o meno?






