Puntavano a corrompere il maggior numero di giudici della Corte dei Conti per "condizionare le loro scelte" nel dossier sul Ponte dello Stretto. E' quanto emerge dall'indagine della Procura di Roma che vede indagati per corruzione - oltre all'ex presidente aggiunto della Corte, Tommaso Miele - anche l'avvocato Francesco Saccomanno già componente del cda della società Stretto di Messina Spa e dal 2021 al 2024 commissario della Lega in Calabria, e l'imprenditore Vincenzo Virgiglio, indicato come responsabile delle relazioni esterne dell'associazione "Accademia Calabria".

Proprio questi ultimi due avrebbero tentato di avvicinare almeno altri due giudici per tentare di avere altre 'talpe' all'interno del tribunale contabile e in particolare nel collegio che doveva occuparsi dei controlli di legittimità sull'iter di approvazione della delibera del Cipess, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile relativo all'infrastruttura. Gli inviti e le offerte ai giudici sarebbero avvenute nell'ottobre scorso, ma senza alcun risultato: i due togati, avvicinati non risposero alle sollecitazioni. Un modus operandi che ebbe però risultati diversi, secondo gli inquirenti, con Miele che, tra l'altro, vive nello stesso palazzo di Virgiglio nella zona nord di Roma. Il giudice avrebbe infatti offerto la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull'andamento della procedura, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte.