La Procura di Roma procede per corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio nell'ambito del progetto per la realizzazione dell'infrastruttura. L'avvocato Francesco Saccomanno e l'imprenditore Vincenzo Virgiglio avrebbero cercato di condizionare l'esame di legittimità sull'approvazione della proposta definitiva influenzando magistrati della Corte dei Conti. L'ex presidente aggiunto della Corte, Tommaso Miele, avrebbe invece rappresentato una sorta di "talpa" nel tribunale

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L'avvocato Francesco Saccomanno e l'imprenditore Vincenzo Virgiglio avrebbero tentato di corrompere altri due giudici della Corte dei Conti. È quanto emerge dall'indagine della Procura di Roma in merito al Ponte sullo Stretto, che coinvolge anche l'ex presidente aggiunto della Corte Tommaso Miele e in cui si procede per corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio nell'ambito del progetto per la realizzazione dell'infrastruttura. Secondo quanto emerso oggi, gli indagati avvicinarono, senza ottenere risultati, altri due magistrati contabili che dovevano occuparsi del dossier, con l’obiettivo di condizionare l'esame di legittimità sull'approvazione del progetto definitivo. Intanto gli inquirenti sono al lavoro sul materiale sequestrato dai carabinieri del Ros: gli investigatori dovranno analizzare i cellulari e i pc acquisiti ai tre indagati.