L’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele, tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto, si è dimesso dal ruolo di presidente del Collegio dei revisori del Csm.

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L'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, indagato per corruzione nell'inchiesta avviata dalla procura di Roma sul progetto del Ponte sullo Stretto, ha rassegnato le dimissioni dall'incarico di presidente del Collegio dei revisori dei Conti del Csm. Miele, secondo quanto scrivono Repubblica e Corriere della Sera, aveva assunto l'incarico per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito; da marzo del 2026 il plenum aveva poi deliberato per lui un compenso lordo di 27mila euro l'anno.

Miele è uno dei tre indagati nel mirino della Procura, insieme all'imprenditore calabrese Virgiglio e all'ex consigliere del cda della Società Stretto di Messina in quota lega Saccomanno, stretto collaboratore di Salvini al ministero. L'iter del Ponte va avanti: l'inchiesta non lo blocca secondo l'ad Ciucci L'amministratore delegato della Società, Pietro Ciucci, ribadisce oggi di non essere a conoscenza dell'indagine su Saccomanno, che fino a poche settimane fa era un componente del cda come espressione di uno degli azionisti, la Regione Calabria. Sarebbe stato sostituito poi a fine mandato per volere del presidente Occhiuto, che gli ha preferito un giovane ingegnere, Marco Stasi. Ciucci dice di non essere stato informato dell'indagine sull'attività di Saccomanno, che insieme a Virgiglio avrebbe provato a influenzare e condizionare le decisioni della Corte dei Conti sulla delibera Cipess, bocciata in autunno. Secondo l'ipotesi accusatoria i due avrebbe ottenuto da Miele informazioni utili a comprendere l'orientamento dei magistrati contabili, spingendo naturalmente per un parere positivo.