La maggioranza fa quadrato sul ponte sullo Stretto e l’inchiesta della procura di Roma sembra non scalfire le intenzioni del governo. Almeno questo è quello che appare in superficie, all’indomani delle notizie sull’ipotesi di corruzione. Alessandro Morelli, leghista e sottosegretario con delega al Cipess, non sembra avere dubbi: «È chiaro che per un’opera così importante ci sono delle criticità che sono in fase di discussione e di soluzione».

VERREBBE confermato il piano ribadito dall’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, nel corso del cda della società, poche settimane fa: nelle sue intenzioni l’iter approvativo sarebbe completato entro la fine dell’estate e la fase realizzativa partirebbe nell’ultimo trimestre dell’anno. Ma non è la prima volta che vengono annunciate prime pietre e marce a tappe forzate. «L’inchiesta non riguarda l’iter di approvazione del ponte – insiste il sottosegretario alle infrastrutture Armando Siri – Ci sono delle ipotesi che riguardano dei soggetti, ma l’iter va avanti, l’opera si fa». Di sicuro, dietro la cortina di dichiarazioni, la maggioranza discute. L’ex presidente della Regione Veneto Luca Zaia, accreditato tra i leghisti critici con Salvini, dice soltanto di avere «fiducia nella magistratura». Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano non risponde alle domande dei cronisti sul tema, limitandosi a comunicare che al consiglio dei ministri di ieri del ponte non si è parlato.