Un po' di preoccupazione c'è. Ma non troppa. Si possono riassumere così i ragionamenti ai piani alti del governo sull'inchiesta sul Ponte dello Stretto. Riflessioni per lo più a taccuini chiusi, perché di reazioni ufficiali se ne contano poche. «Osserviamo cosa valuterà la magistratura. Dal punto di vista puramente amministrativo non cambia assolutamente nulla, quindi il percorso va pienamente avanti», puntualizza il sottosegretario leghista Andrea Morelli, nel giorno in cui il partito di Matteo Salvini è in subbuglio anche per la riorganizzazione interna. E ad Angelo Bonelli, che chiede le dimissioni dell’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, replica lo stesso manager: «La società è totalmente estranea alle indagini in corso e il Consigliere di amministrazione Saccomanno non ha alcuna delega né poteri di rappresentanza della società».
«Io non voglio interferire nella vicenda giudiziaria però, insomma, non mi pare che sia granché», si sbilancia il vicepremier Antonio Tajani: «Il Ponte è una grande infrastruttura che deve andare avanti, poi la giustizia deve fare il suo corso però non strumentalizziamo». Il leader di FI osserva anche che «tutto questo che è accaduto», ossia i presunti tentativi di corruzione, «non ha avuto un grande effetto perché poi la decisione della Corte dei conti non andò come speravano». Arrivò infatti la bocciatura dei giudici contabili, il 29 ottobre dell’anno scorso, giudicata «un atto di invasione» da Giorgia Meloni, che comunque definì il collegamento Calabria-Sicilia «un’opera strategica».











