InfrastruttureLe indagini della Procura di Roma sui presunti tentativi di pilotare la decisione dei giudici contabili sulla delibera Cipess del 6 agosto riaccendono un faro su un’opera e su un iter accidentatodi Ivan Cimmarusti e Flavia Landolfi10 giugno 2026Inchiesta Ponte sullo Stretto, Conte: Ombra della corruzione, Meloni recuperi 13 miliardiL’indagine della Procura di Roma piomba sulla già tormentata vicenda del Ponte sullo Stretto nel momento più delicato: quando il governo tenta la carta di rimettere sui binari l'opera simbolo del vicepremier Matteo Salvini, finita fuori strada prima di Natale con la bocciatura della Corte dei conti. Nel mirino degli inquirenti ci sono proprio le presunte manovre per condizionare l'esame di legittimità della magistratura contabile sull'approvazione del progetto definitivo: un fascicolo pesante, ancora nella fase delle indagini preliminari, che mette sotto inchiesta il giudice contabile Tommaso Miele ma anche Giacomo Saccomanno, responsabile della Lega in Calabria e membro del Cda della società Stretto di Messina fino a maggio scorso.Dall’inchiesta si smarca subito l’ad Pietro Ciucci che dichiara «la totale estraneità» della società e garantisce agli inquirenti «la piena collaborazione». E aggiunge: «Non ho mai avuto interlocuzioni o ricevuto comunicazioni connesse all'oggetto dell'inchiesta da parte dell'Avv. Saccomanno o altro indagato». Una presa di distanza arrivata mentre l'inchiesta getta un'ombra sui passaggi più delicati delle procedure di approvazione. E riaccende un faro su un'infrastruttura che dal decreto del 2023 che ha rimesso in vita la concessionaria, alla delibera Cipess del 6 agosto 2025, fino alla mancata registrazione della Corte dei conti e alla bocciatura dell'atto aggiuntivo alla concessione, ha vissuto continui stop and go. Venendo a tempi recenti e all'ultimo cronoprogramma entro giugno era attesa una nuova delibera Cipess da sottoporre ai magistrati contabili. Questo nuovo capitolo giudiziario rischia ora di complicare ancora la corsa anche se fonti vicino al dossier assicurano che il nuovo corso del Ponte non sarà messo in discussione dall'indagine della Procura.La prima pietra nel 2023In principio fu il decreto legge 35 del 2023, il cosiddetto decreto Ponte. È la prima pietra della resurrezione dell'opera: riattiva la società Stretto di Messina, recupera la concessionaria, ridefinisce governance e iter, riapre il rapporto con il contraente generale Eurolink e costruisce la cornice per aggiornare il progetto definitivo. È il passaggio politico con cui il governo Meloni, su spinta del ministro delle Infrastrutture Salvini, decide di riportare in vita una delle opere simbolo del periodo berlusconiano. Da lì parte una lunga fase tecnica. La società torna operativa, il progetto viene aggiornato, si lavora al nuovo piano economico-finanziario e alla ricucitura del vecchio impianto contrattuale. E' Anac, in prima battuta, ad alzare il sopracciglio: il riavvio di un affidamento molto vecchio, senza nuova competizione, rischia di violare le regole sugli appalti.La dichiarazione IropiBisogna arrivare al 2025 per assistere a un altro snodo. Il 9 aprile il Consiglio dei ministri approva la relazione Iropi, l'atto con cui il governo riconosce al Ponte motivi imperativi di rilevante interesse pubblico. È un passaggio cruciale anche sul fronte ambientale, perché serve a sostenere la compatibilità dell'opera con le norme europee su habitat e tutela dei siti protetti. Nello stesso quadro il Ponte viene qualificato anche come infrastruttura di interesse militare, aprendo alla possibilità di considerarlo opera “dual use”, utilizzabile per finalità civili e strategiche.La delibera CipessIl 6 agosto 2025 arriva il battesimo politico più importante: il Cipess, in una seduta presieduta dalla premier Meloni, approva il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. Salvini parla di opera pronta nel 2032, collegandola alle altre grandi infrastrutture attese nello stesso orizzonte temporale, dalla Torino-Lione al Brennero. Il costo indicato è di 13,5 miliardi. L'ok del Cipess sembra il via libera decisivo, anche se resta ancora il controllo preventivo della Corte dei conti. Ed è lì che il dossier comincia a incagliarsi.