Ponte sì, ponte no: l’inchiesta della magistratura che mette delle ombre sull’opera, da sempre argomento divisivo per la politica italiana, riaccende il dibattito nella politica. A partire dal personaggio più discusso delle ultime settimane, il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci. «Riguardo Ponte sullo Stretto, secondo me alla fine è importante realizzare un’infrastruttura, se poi c'è qualcuno che deve pagare, paghi. Bloccare ogni volta un’infrastruttura quando invece è fondamentale per il progresso economico del Paese non mi sembra il caso. Mi riferisco non solo al Ponte sullo Stretto. Giudichiamo chi ha sbagliato, ma intanto facciamo il ponte». Il generale lo ha detto a Otto e mezzo su La7.

Posizione esattamente opposta del vicepresidente della commissione ambiente alla Camera Agostino Santillo (M5s). «L'Ad della “Stretto di Messina spa” ha detto chiaro e tondo in tv che l’avvocato Saccomanno non lo aveva mai messo al corrente dei fatti poi divenuti oggetto di inchiesta. Saccomanno, in un’intercettazione oggi riportata da più organi di stampa in cui parla con Virgiglio, sostiene il contrario. Capire come sono andate le cose non spetta a noi, ma ai magistrati: queste parole 'borderline' di Ciucci ci interessano il giusto. Ci interessa invece il fallimento epocale del carrozzone che guida da un triennio. Tanto lui, tanto quella sciagura di ministro che risponde al nome di Salvini, non hanno centrato mezzo risultato rispetto ai mille annunci fatti. La società in compenso ha un dirigente ogni cinque dipendenti, con emolumenti da far invidia a diversi nababbi. Uno spreco di risorse pubbliche irricevibile, che ha a monte una sola responsabile: Giorgia Meloni. È lei che dovrebbe venire in Parlamento a spiegarci questo catastrofico iter. Spiegazione che andrebbe conclusa in un modo solo, e cioè con lo stop definitivo a questa pantomima».