Il problema della migrazione incontrollata verso l'Unione europea esiste da molti anni. Si è acuito dopo il 2015, in seguito alle dichiarazioni dell'allora cancelliera tedesca Angela Merkel, interpretate da molti come un invito a venire nell'Unione. In quel periodo l'Europa ha infatti vissuto una grave crisi migratoria.
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L'Unione e le sue istituzioni cercano di definire soluzioni comuni e di costruire un sistema di politica migratoria. Lo fanno anche sotto la pressione dei Paesi più colpiti dal fenomeno, cioè Grecia, Spagna, Cipro e Italia: i confini marittimi sono molto più difficili da controllare e per questo la maggior parte dei migranti entra irregolarmente proprio in questi Paesi.
La Commissione guidata da Jean-Claude Juncker, e in particolare il commissario europeo per la Migrazione dell'epoca, propose che tutti i Paesi condividessero l'onere dell'accoglienza attraverso un meccanismo di ricollocazione. Gli Stati che non avessero voluto aderire avrebbero dovuto pagare sanzioni finanziarie: si parlava perfino di 200 mila euro per ogni migrante non accolto. Nel 2018 Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Austria respinsero la ricollocazione obbligatoria durante un vertice dell'Unione. Né il problema, né quella proposta sono però scomparsi.














