A due anni dalla sua adozione nella legislazione comunitaria, entra oggi in vigore nell'Unione europea il nuovo Patto su migrazione e asilo che modifica in maniera significativa la gestione delle frontiere e delle domande di protezione internazionale. D'ora in poi, quindi, tutti e 27 gli stati membri dovranno attenersi a un unico insieme di norme più strutturate che disciplinano controlli alle frontiere esterne, procedure di asilo più rapide, condizioni di accoglienza e un nuovo meccanismo di solidarietà per il ricollocamento dei richiedenti protezione internazionale, o la condivisione degli oneri. Il nuovo patto non prevede ancora però la possibilità di creare i "return hub" in paesi che siano esterni all'Ue, dove accogliere le persone che hanno già ricevuto un ordine di espulsione e sono in attesa di essere trasferite verso il loro paese d'origine. L'Italia dunque dovrà aspettare ancora prima di rendere effettivamente operativi i due centri albanesi di Gjadër e Shëngjin, frutto di un Protocollo tra Roma e Tirana che l'avvocato generale della Corte di Giustizia europea, Nicolas Emiliou, in un parere non vincolante che anticipa la futura sentenza dei giudici di Lussemburgo, aveva definito "compatibile" con le norme Ue sul rimpatrio e l'asilo, a condizione che "i diritti dei migranti siano pienamente tutelati".La nuova politica migratoria dell'Unione europea poggerà su quattro pilastri fondamentali: rafforzamento delle frontiere esterne, procedure di asilo più rapide e uniformi, l'introduzione di un meccanismo permanente di solidarietà e responsabilità, un pacchetto di norme per integrare la migrazione nei partenariati internazionali. Scendendo nel dettaglio, il primo pilastro prevede l'introduzione di una procedura obbligatoria di screening pre ingresso - cioè l'identificazione, la raccolta di dati biometrici, controlli sanitari e di sicurezza - da portare a termine entro sette giorni per chi chiede asilo arrivando irregolarmente da un paese extra-comunitario ed entro tre giorni per i migranti che si trovano già all'interno del territorio europeo. Tutte le informazioni saranno registrate, come avviene da più di vent'anni, nell'Eurodac, la banca dati biometrica europea, che però ora, grazie al nuovo regolamento, potrà contenere anche immagini del volto e impronte digitali (anche dei minori a partire dai sei anni di età), acquistando più competenze in materia di asilo e migrazione e sarà in grado di garantire una chiara identificazione di chiunque entri nell'Ue come richiedente asilo o migrante irregolare.Il secondo pilastro mira ad armonizzate gli standard minimi di accoglienza in tutti gli stati dell'Ue, a rafforzare i criteri per il riconoscimento o la revoca della protezione internazionale e a stabilire obblighi di cooperazione per i richiedenti asilo e conseguenze in caso di inosservanza. L'obiettivo è rendere le procedure di asilo e di rimpatrio alle frontiere più rapide ed efficaci portandole a un massimo di dodici settimane. La capacità adeguata a livello dell'Ue per lo svolgimento delle procedure di frontiera sarà di 30 mila posti di accoglienza. Ciascun paese avrà un tetto annuale di domande da esaminare, che sarà determinato dalla Commissione europea. Fino al 12 giugno 2027, per l'Italia, il numero massimo è fissato a 16 mila domande. Inoltre il Parlamento europeo ha approvato lo scorso febbraio non solo alcune modifiche al regolamento sulla procedura di asilo, ma anche la prima lista comune di paesi di origine sicuri a livello Ue, al fine di accelerare l'esame delle domande. La lista proposta dalla Commissione include Tunisia, Egitto e Bangladesh, al centro delle battaglie tra l’esecutivo italiano e i giudici, ogni volta che questi ultimi sono stati chiamati a valutare l’applicazione del principio del paese sicuro ai richiedenti asilo sul territorio italiano o nei centri in Albania. Gli altri paesi di origine sicuri sono quelli candidati all’adesione (con un’eccezione per l’Ucraina perché in guerra), il Kosovo, la Colombia e l’India.Il terzo pilastro prevede invece il superamento del regolamento di Dublino, in vigore dal 1990, che impone al paese di primo ingresso il dovere di esaminare la domanda di asilo: le nuove norme stabiliscono infatti un nuovo meccanismo di solidarietà obbligatorio e misure per prevenire abusi e movimenti secondari, anche se, con il nuovo Patto, chi richiede la protezione internazionale nello stato membro di primo ingresso dovrà comunque rimanervi finché non verrà determinato un nuovo stato Ue. Per aiutare i paesi sottoposti a una forte pressione migratoria quindi, come per esempio l'Italia o la Grecia, gli stati membri contribuiranno a un fondo di solidarietà potendo scegliere tra ricollocare i richiedenti asilo nel loro territorio, versare contributi finanziari o fornire sostegno operativo. Il calcolo del contributo di ciascun paese si basa sulla dimensione della popolazione e sul suo pil, mentre ogni stato è libero di decidere il tipo di contributo da portare o una combinazione di questi.Il quarto pilastro ha al suo interno una serie di norme che puntano a inserire la migrazione nel quadro delle partnership internazionali che prevedono un rafforzamento delle capacità delle autorità preposte alla gestione delle frontiere, anche attraverso una cooperazione rafforzata con Frontex, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, per prevenire le partenze irregolari. Il nuovo regolamento prevede anche dei partenariati operativi per la lotta contro il traffico di migranti, conclusi con paesi partner e agenzie delle Nazioni Unite, una cooperazione rafforzata in materia di rimpatri e riammissione e una promozione di percorsi legali.