Roma, 13 giu. (askanews) – E’ entrato in vigore venerdì 12 giugno il Patto europeo sull’Immigrazione e l’Asilo, il monumentale pacchetto di nove regolamenti e una direttiva che era stato approvato definitivamente due anni fa, giusto in tempo per la fine della scorsa legislatura del Parlamento europeo, dopo tre anni e mezzo di negoziati tra i gruppi politici e con i governi dei Ventisette. Contrariamente a quanto avviene in genere per i regolamenti Ue, che sono di applicazione quasi immediata, il pacchetto aveva lasciato due anni agli Stati membri per prepararsi adeguatamente all’attuazione delle condizioni giuridiche e operative necessarie per attuare le misure previste.

Ma non è detto che questo intervallo di tempo sia stato sufficiente, come ammette la stessa Commissione europea, secondo cui ‘gli Stati membri continueranno ad adattare e perfezionare le nuove procedure nei prossimi mesi’ con il continuo supporto dello stesso Esecutivo comunitario e delle agenzie dell’Ue. I maggiori ritardi sono possibili in particolate per poter attuare in pieno una delle innovazioni più importanti del pacchetto: l’introduzione delle nuove procedure accelerate alle frontiere per i richiedenti asilo che hanno meno probabilità di vedere accolta la propria domanda. Queste procedure dovranno essere espletate di regola (ma con delle eccezioni possibili) in centri di accoglienza per i richiedenti asilo posti in prossimità dei passaggi di transito o di ingresso negli Stati membri (porti, aeroporti o frontiere fisiche) allo scopo di mantenere i migranti fuori dal loro territorio, fino a che la loro domanda di asilo non sia accolta, o in attesa della decisione di espulsione se viene rifiutata. Questa procedura è applicata ai cittadini di paesi per quali vi sia una bassa percentuale di accoglimento (inferiore al 20%) delle domande di protezione internazionale, e agli individui che rappresentano una possibile minaccia per la sicurezza nazionale o che hanno ingannato le autorità, ad esempio mentendo sulla loro identità e nazionalità.