Era la data cerchiata in rosso dalle destre europee: da oggi entra in vigore il nuovo Patto Ue sulla migrazione e l’asilo, un pacchetto di provvedimenti approvati per la prima volta due anni fa volti a riscrivere le politiche migratorie europee.
Le misure più importanti riguardano le procedure di asilo, che saranno velocizzate anche a costo dell’erosione dei diritti dei migranti attraverso le «procedure accelerate di frontiera». Chi arriva sarà prima sottoposto a uno screening obbligatorio nei primi sette giorni, e i dati biometrici raccolti confluiranno nel database europeo Eurodac. Per alcune categorie di persone, poi, la procedura per la domanda di asilo verrà compressa: sarà obbligatorio per le nazionalità con tassi di riconoscimento inferiori al 20% e possibile per chi è originario di un Paese che l’Ue ha definito «sicuro», di cui la Commissione ha stilato una prima lista a febbraio. A loro si applicherà una «finzione di non ingresso», come se non avessero mai varcato la frontiera. I casi andranno esaminati entro dodici settimane, compresi i ricorsi. Se la richiesta venisse respinta, dovrebbero essere espulsi entro dodici settimane. Le procedure potranno avvenire anche nei cosiddetti «Paesi terzi sicuri» con cui gli Stati stipulino accordi. Il Patto poi prevede un «meccanismo di solidarietà»: gli stati sottoposti a «forte pressione migratoria», gli altri paesi europei potranno decidere se ricollocare i richiedenti asilo nel loro territorio, versare un contributo economico o fornire supporto operativo.












