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Le patrimoniali sono come le riforme delle pensioni. Si fanno e non si annunciano. L'Italia ha una lunga esperienza in entrambe le materie, tornate ancora una volta in auge per la proposta del centrosinistra di tassare i patrimoni sopra i 2 milioni di euro, idea subito bocciata dalla premier Giorgia Meloni in un clima da campagna elettorale già avviata.

Ma quante sono state le patrimoniali in Italia? La risposta, sorprendentemente, arriva dallo stesso ministero dell'Economia e delle Finanze, che allo spettro di ogni risparmiatore dedica una sezione sul sito.

Intanto se si vuole parlare di patrimoniale meglio rifarsi alla definizione di chi dovrebbe poi incassarla, ossia il Dipartimento delle Finanze: «L'imposta straordinaria sul patrimonio ha carattere personale in quanto colpisce il patrimonio complessivo delle persone fisiche». In Italia un'imposta straordinaria sul patrimonio fu istituita dopo la Prima Guerra Mondiale (con il regio decreto n.78 del 5 febbraio 1922) allo scopo di effettuare un prelievo straordinario sulla ricchezza nazionale; essa colpiva sia le persone fisiche sia gli enti collettivi (escluse le società per azioni) dotati di un patrimonio imponibile, valutato alla data fissa del 1° gennaio 1920, di almeno 50.000 lire. Negli anni tra il 1936 e il 1938 le eccezionali esigenze della finanza statale (come il finanziamento della guerra d'Africa), racconta ancora il sito ufficiale del Dipartimento delle finanze, determinarono la successiva istituzione di altre tre imposte patrimoniali, anch'esse di carattere straordinario: sulla proprietà immobiliare (ottobre 1936), sul capitale delle società per azioni (ottobre 1937) e sul capitale delle aziende industriali (novembre 1938).