Le lavoratrici e i lavoratori della cultura ieri hanno incrociato le braccia in tutta Italia per protestare contro le esternalizzazioni, i contratti precari e i salari bassi. Pratiche di sfruttamento molto diffuse tra musei, editoria, musica, teatri e cinema, che compromettono la dignità di migliaia di professionisti.

Il problema non riguarda non solo gli enti privati ma anche le istituzioni, a partire dal ministero della cultura che per i monumenti pubblici si avvale ampiamente di lavoratori somministrati da cooperative. La richiesta al governo è di aumentare le tutele per gli addetti del settore, superare la precarietà strutturale fermando le esternalizzazioni consentite dalla legge Ronchey del 1993, interrompere i tagli cronici e varare un piano straordinario di assunzioni a partire dal ministero della cultura e le istituzioni locali. Tra le proposte c’è anche l’introduzione di un reddito di discontinuità per le professioni intermittenti per natura.

Lo sciopero è stato indetto dai sindacati Fp-Cgil e Nidil-Cgil con la partecipazione di “Mi riconosci?”, campagna di lotta nata nel 2015 per chiedere una maggiore valorizzazione del lavoro culturale. Hanno aderito i sindacati di base Adl-Cobas, Clap e Usi, molte associazioni e movimenti tra cui Arci, Redacta, Campo innocente, Biennalocene, Vogliamo tutt’altro e Federculture, nonché varie altre realtà che rappresentano chi lavora tra lirica, spettacolo dal vivo, biblioteche, archivi, ricerca, parchi archeologici ed enti culturali pubblici e privati.