"Il comparto cultura è in condizioni critiche fra tagli, precariato diffuso, musei e luoghi della cultura perennemente sotto organico". Il grido d’allarme arriva dai lavoratori che ieri si sono raccolti in presidio nel piazzale degli Uffizi Firenze per il primo sciopero nazionale del settore. Una protesta molto partecipata (a cui hanno aderito Cgil, Sudd Cobas e il movimento ’Mi riconosci?’) tanto che in città ha portato alla chiusura dell’Archivio di Stato e degli uffici amministrativi degli Uffizi.

Alla base delle rivendicazioni il riconoscimento della dignità professionale ed economica del lavoro culturale con l’applicazione di contratti di filiera che restituiscano autorità alla contrattazione collettiva; il superamento strutturale della precarietà attraverso la reinternalizzazione dei servizi esternalizzati e la stabilizzazione dei precari che operano con contratti di somministrazione attraverso un piano straordinario di assunzioni nel Ministero della Cultura e nelle istituzioni pubbliche e la valorizzazione del personale; l’istituzione di un reddito di discontinuità per tutte le professioni culturali caratterizzate da intermittenza strutturale e da contratti di lavoro autonomo, la piena applicazione delle norme di salute e sicurezza anche per chi lavora con contratti atipici o discontinui, il superamento del falso lavoro autonomo e dei compensi imposti dal datore di lavoro. "Solo per il ministero mancano oltre 6.000 persone" evidenzia Valeria Giunta della Fp Cgil, "agli organici del settore museale manca il 35% dei lavoratori" rincara Jacopo Andreoni, della rsu Cgil dell’Accademia e del Bargello. Il segretario generale della Filcams Firenze ricorda le carenze al bookshop degli Uffizi "dove sono state assunte tre persone a tempo determinato ma ancora siamo lontani dai livelli ottimali" e la situazione delle nove guide turistiche, figure non previste dalla ‘Gara Uffizi’, che hanno visto diminuire il loro lavoro in quando adesso lo possono svolgere solo nei musei rimasti in gestione a Opera Laboratori. In piazza, a rivendicare "un lavoro giusto" anche Tomaso Montanari che proprio nei giorni scorsi si è dimesso dal Comitato scientifico degli Uffizi per ’divergenze’ con il nuovo Cda, accusando il Mic di "lottizzare il patrimonio culturale".