di
Valentina Iorio
La Cgil: «Il settore della cultura è sottofinanziato e non riconosciuto nella sua specificità professionale, con un ricorso continuo alla precarietà»
Musei, biblioteche, archivi, teatri chiusi o con organico ridotto. I lavoratori della cultura venerdì 12 giugno sono in sciopero. La mobilitazione è stata indetta dai sindacati Fp Cgil, Nidil Cgil, Adl Cobas e Clap, Usi e le associazioni del lavoro culturale «Mi Riconosci?», Redacta e Acta contro la pratica dell’esternalizzazione del lavoro e la precarietà dei contratti. In moltissime città italiane i lavoratori sono scesi in piazza. A Milano c’è stato un presidio davanti alla Pinacoteca di Brera, a Napoli in Piazza del Plebiscito, a Firenze davanti agli Uffizi. A Venezia dieci padiglioni della Biennale sono rimasti chiusi per la protesta. Le chiusure, fanno sapere i promotori, riguardano i padiglioni all’Arsenale, ai Giardini ed eventi collaterali.
I tagli al settoreLe organizzazioni sindacali denunciano carenze di organico strutturali, a fronte dei tagli ai finanziamenti del governo, che portano a precarietà ed esternalizzazioni con assenza di tutele previdenziali e sociali, stipendi inadeguati e contratti a ribasso. I sindacati evidenziano che si tratta del primo sciopero che riunisce tutti i lavoratori della cultura in 50 anni, coinvolgendo sia i dipendenti pubblici e privati come il personale di musei, biblioteche e teatri, che i lavoratori assunti in appalto e gli autonomi che lavorano in tutti gli ambiti di produzione artistica e culturale.










