Con l’Opas di Intesa che mette la parola fine all’avventura pubblica nel Monte dei Paschi, la politica è tornata a litigare sui numeri. Per il deputato di Avs Angelo Bonelli è la prova della “socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti”; per Giancarlo Giorgetti, che rivendica di aver risanato e reso “appetibile” la banca, conta una cosa sola: “Chi paga di più”. Slogan opposti, entrambi parziali.

Mettiamo invece in fila le cifre. Il capitolo decisivo è il 2017. Per evitare il default dell’istituto più antico del mondo, lo Stato vara la ricapitalizzazione precauzionale: 5,4 miliardi di denaro pubblico (dentro ci sono circa 3,9 di aumento di capitale e 1,5 di ristori agli obbligazionisti subordinati raggirati), a fronte di altri 4,3 messi da azionisti e creditori con il “burden sharing”. Il Tesoro si ritrova con il 64-68% della banca.

La premier Giorgia Meloni con il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti

Nel 2022 arriva un secondo intervento: l’aumento da 2,5 miliardi, a cui il Mef partecipa pro quota per circa 1,6 miliardi. Totale del denaro pubblico immesso tra il 2017 e il 2022: intorno ai 7 miliardi. Ma è solo l’ultimo atto. Prima c’erano stati i Tremonti Bond del 2009 (1,9 miliardi) e i Monti Bond del 2012 (3,9 miliardi), poi in larga parte rimborsati. Il Centro studi Unimpresa stima il costo complessivo dei salvataggi dal 2012 attorno ai 20 miliardi, mentre i conti che mettono insieme tutte le ricapitalizzazioni dal 2008 arrivano a sfiorare i 23-30 miliardi.