Il quotidiano britannico loda l’operazione da 30,6 miliardi congegnata da Carlo Messina per acquisire il Monte dei Paschi e salvaguardare al contempo le Generali. Attenzione, però, a Unicredit che potrebbe decidere di essere della partita
A 48 ore dalla domenica che potrebbe aver riscritto equilibri e perimetro del sistema bancario nazionale, da Londra arriva tutto l’apprezzamento per la discesa in campo di Intesa, accompagnata per l’occasione da Bper, per acquisire a mezzo Opas da 30,6 miliardi il Monte dei Paschi e dunque Mediobanca, già parte integrante di Rocca Salimbeni. Un’operazione, come raccontato da questo stesso giornale, gradita a Palazzo Chigi e un po’ di alta sartoria e un po’ dall’anima italiana nonché protesa a salvaguardare le Generali (di cui Piazzetta Cuccia è azionista al 13%, mentre l’altro socio forte è Unicredit con il 9% del Leone) e il loro patrimonio fatto di risparmio e titoli di Stato. Prospettiva che invece con la vittoria di Banco Bpm, i cui soci di riferimento sono i francesi del Crédit Agricole, verrebbe meno.
Di qui una sorta di placet da parte del Financial Times, per il quale “L’offerta di Intesa per Mps ripristina un po’ di buon senso nel panorama del M&A italiano”, premette il quotidiano della City dalla sua famosa rubrica Lex column. Il messaggio di fondo è quello di far emergere il ruolo di Intesa quale attore primario del consolidamento bancario in Italia, ma anche di stabilizzatore della finanza italiana sia privata (con riferimento alla quota di Generali in pancia a Mediobanca) sia pubblica (con riferimento al debito pubblico finanziato e custodito in portafoglio dalle varie entità bancarie coinvolte). “L’M&A italiano spesso ha tanto a che fare con la politica e le personalità quanto con la massimizzazione del profitto. Ciò rende la proposta di acquisizione da 30 miliardi di euro del Monte dei Paschi di Siena da parte di Intesa Sanpaolo una gradita rarità”.










