Milano – L’effetto sorpresa è svanito, ma l’onda d’urto dell’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena continua a ridisegnare la mappa del credito e del risparmio europeo. Superata la cronaca pura del concambio (16 azioni Intesa più 1 euro cash per ogni 10 titoli Mps, che valorizza la banca senese a 10,091 euro per azione), l’attenzione dei mercati si sposta sui veri motori industriali di un’operazione che Carlo Messina ha orchestrato per blindare la leadership nazionale. Una partita complessa, giocata su più tavoli, dove il coinvolgimento di Unipol e il dossier Assicurazioni Generali rappresentano i veri pilastri strategici del risiko.
Il Ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina
Il ruolo di Unipol: lo scudo Antitrust e la nascita della “nuova” Banca Mps
Il primo grande nodo che Intesa ha dovuto sciogliere prima di muovere su Siena è stato quello della concentrazione di mercato. Un colosso che assorbe Mps avrebbe incontrato l'immediato stop dell'Antitrust. La soluzione è arrivata grazie a un accordo vincolante e preventivo con Unipol, che funge da vero e proprio partner di sblocco strutturale tramite un'operazione di carve-out (scorporo). La compagnia guidata da Carlo Cimbri scende in campo con un piano imponente: rileverà da Intesa una banca formata da 635 filiali storiche di Mps, le strutture centrali e lo stesso marchio Montepaschi. Unipol proporrà poi questo pacchetto a Bper Banca, di cui è azionista di riferimento, promuovendo una fusione. Il dato industriale fondamentale è che l'entità post-integrazione cambierà nome e si chiamerà ufficialmente Banca Monte dei Paschi, diventando il secondo polo bancario europeo per sportelli e raccolta diretta. Per finanziare questa dote e conseguire il controllo di fatto di Bper, Unipol ha già deliberato un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro e ha sottoscritto derivati per rilevare un ulteriore 4,99% dell’istituto modenese. Le sinergie stimate per l'asse Bologna-Modena superano gli 800 milioni di euro.











