L’esecutivo italiano si prepara a chiudere un capitolo che dura da circa un decennio, quello della presenza diretta dello Stato nel capitale delle banche. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha reso esplicito questo orientamento intervenendo all'assemblea annuale dell’Associazione bancaria italiana, senza nominare direttamente Mps né le altre partecipazioni residue, ma in modo inequivocabile. «Sono fiducioso - ha detto - che questa l'ultima assemblea dell'Abi in cui il governo è socio di alcuni importanti istituti bancari, giacché considero che il ruolo che l'azionista pubblico ha svolto si sia esaurito». Il riferimento più immediato è al Monte dei Paschi di Siena, salvato dal Tesoro nel 2017 con un intervento pubblico che ha reso il ministero dell'Economia azionista di maggioranza dell'istituto senese. Da allora la quota è stata progressivamente ridotta attraverso collocamenti sul mercato, fino ai livelli residuali attuali. Un percorso simile riguarda le due banche retail controllate da Mcc, BdM Banca e Cassa di Risparmio di Orvieto, anch'esse destinate alla cessione. L'uscita dello Stato dal capitale bancario non significa però un disimpegno sul piano della vigilanza. Giorgetti ha precisato che il governo continuerà a seguire con attenzione gli sviluppi del settore, in particolare per quanto riguarda gli assetti proprietari degli istituti. «Resta immutata l'attenzione e il rigore con cui continueremo a monitorare, anche sul piano degli assetti proprietari, l'evoluzione del sistema bancario», ha detto, collegando questo tema al processo di consolidamento che sta interessando diversi gruppi creditizi italiani. Nel suo intervento il ministro ha collocato il tema delle banche all'interno di un discorso più ampio sulla crescita economica del Paese. Ha sottolineato come il sistema bancario, rafforzato negli anni recenti sul piano patrimoniale, debba mettere questa solidità al servizio dell'economia reale. «Forti dalla rinnovata solidità, le banche possono e devono contribuire a portare l'economia italiana, nel quadro dell'integrazione europea del mercato dei capitali, verso un livello sostenuto di crescita. Con la stessa logica va affrontata la questione delle concentrazioni e degli assetti proprietari», ha spiegato, aggiungendo che le dimensioni degli istituti diventano un valore per il Paese quando permettono di rafforzare la proiezione internazionale e gli investimenti in tecnologia e sicurezza. Un passaggio specifico ha riguardato il fintech, settore nel quale Giorgetti ha invitato le banche italiane a investire con maggiore decisione. Ha ricordato che questi strumenti possono migliorare l'accesso al credito, ma rischiano anche di spostare in modo permanente verso concorrenti esteri una parte della clientela, in particolare quella più giovane, coinvolgendo anche il risparmio gestito. «Sarebbe un peccato se ne approfittassero le banche straniere», ha detto, osservando che gli operatori fintech italiani restano di dimensioni contenute mentre le banche nazionali avrebbero le risorse per competere su questo terreno.