Nel 2017, il presidente della Fifa Gianni Infantino avvertiva Trump, prima dell’assegnazione del Mondiale a Stati Uniti, Canada e Messico: «Le squadre qualificate devono avere accesso al paese organizzatore, altrimenti non può esserci alcun Mondiale. È ovvio». Eppure, nove anni dopo il torneo c’è e si trova nel pieno di un caos sui visti d’ingresso negli Usa.

La situazione dell’Iran era quella che preoccupava di più, dopo l’inizio della guerra dei 12 giorni a giugno 2025: per la prima volta nella storia, un paese si ritrova a prendere parte al Mondiale come ospite del paese che lo sta bombardando.

Sicurezza e politiche migratorie, nuovo caos sul ruolo dell’Ice ai Mondiali

GUERRA APERTA ALLA NAZIONALE IRANIANA

I visti per i giocatori iraniani sono stati emessi solo sabato 6 giugno, a cinque giorni dall’inizio della competizione, e nel frattempo l’Iran ha dovuto spostare la sua base da Tucson, in Arizona, a Tijuana, in Messico, a causa del rifiuto degli Stati Uniti di ospitare gli iraniani per l’intera durata del Mondiale.