Quello del 2026 è il Mondiale di calcio più grande della storia, in termini geografici (si svolge tra Canada, Messico e Stati Uniti) ma anche puramente numerici: da questa edizione, infatti, le partecipanti sono salite da 32 a 48, facendo aumentare di conseguenza anche il numero delle partite, dalle 64 del 2022 alle 104 di questa edizione.

Il presidente della FIFA Gianni Infantino ha giustificato questa espansione, nel solco dei suoi predecessori, con la volontà di rendere il Mondiale sempre più aperto e inclusivo. Ma in realtà l’unica vera motivazione è quella economica: si prevede che il quadriennio che si concluderà con il torneo di quest’anno farà registrare un totale di 13 miliardi di dollari di introiti alla FIFA. Si tratta di una cifra quasi raddoppiata rispetto al ciclo precedente (2019-2022), che pure aveva raggiunto il record di 7,5 miliardi.

Quanto all’inclusività, la settimana precedente al calcio d’inizio del torneo è stata sufficiente per capire che era solo una trovata di marketing. Mai come quest’anno le persone che da varie parti del mondo avevano intenzione di partecipare all’evento si sono scontrate con ostacoli di ogni sorta. Gli Stati Uniti - principale paese ospitante con 78 partite, tra cui tutte le ultime otto - hanno negato i visti d’ingresso a numerosi tifosi, e persino a dirigenti, giornalisti e a un arbitro che avrebbe dovuto dirigere delle partite.