Il calcio d’inizio è previsto domani all’Azteca di Città del Messico, ribattezzato Banorte Stadium. Segnerà l’inizio del campionato del mondo più grande di sempre: quarantotto squadre e sedici città ospitanti distribuite in tre paesi, Stati Uniti, Canada e Messico, per cui sono previsti oltre un milione di visitatori. Ma se anche la Fifa ripete orgogliosa il suo mantra, “Il calcio unisce il mondo”, il mondo che si presenta a questo torneo è attraversato da fratture che nessuno stadio potrà dissimulare. La vigilia ha già prodotto il primo caso simbolico: Omar Artan, arbitro somalo e selezionato tra decine di altri è stato respinto alla frontiera di Miami sabato scorso. Il Dipartimento della Homeland Security ha confermato che è stato “ritenuto inammissibile per motivi di sicurezza”, senza fornire ulteriori dettagli. Artan, eletto miglior arbitro africano nel 2025 dalla Confederazione africana (CAF), sarebbe stato il primo somalo a dirigere una partita in un Mondiale di calcio maschile. Ma la Somalia figura nella lista dei paesi colpiti dal travel ban di Trump, che impedisce alle persone provenienti da determinati paesi di entrare in America. In poche ore, la vicenda ha acquisito una eco globale, confermando i timori per un mondiale ‘ad alta intensità geopolitica’ che produrrà effetti ben oltre il rettangolo di gioco. Un funzionario del governo somalo ha definito il diniego “un’offesa non solo ad Artan, ma all’intero continente africano”.
Mondiale 2026: gli USA di Trump e il calcio come specchio del mondo | ISPI
I mondiali di calcio che si aprono domani sono il torneo più esteso di sempre, il primo a tre paesi ospitanti e a 48 squadre.










