Roma, 10 giu. (askanews) – È il Mondiale dei record e delle prime volte. Da domani prende il via la Coppa del Mondo 2026 organizzata da Stati Uniti, Canada e Messico, la prima ospitata da tre Paesi e la prima con 48 nazionali partecipanti invece delle tradizionali 32. Un torneo destinato a entrare nella storia non solo per le dimensioni senza precedenti, ma anche per il suo peso economico, mediatico e geopolitico.
L’edizione nordamericana rappresenta il progetto più ambizioso mai realizzato dalla FIFA. Le squadre passano a 48, le partite aumentano fino a 104 e il calendario si estende per oltre un mese, con la finale in programma il 19 luglio. La manifestazione coinvolge 16 città e tre nazioni, trasformando il Mondiale in un gigantesco evento continentale capace di mobilitare milioni di tifosi e generare ricavi senza precedenti per federazioni, sponsor e broadcaster.
Accanto all’entusiasmo per il calcio, non mancano però le incognite. La complessità logistica è enorme: le distanze tra le sedi sono spesso di migliaia di chilometri, con trasferimenti che interesseranno squadre, tifosi e operatori. Sullo sfondo restano inoltre le tensioni geopolitiche internazionali e i temi legati ai controlli alle frontiere e alle politiche migratorie, aspetti che hanno già accompagnato la vigilia del torneo.










