La Coppa del Mondo negli Stati Uniti è già diventata uno stress test della politica migratoria del tycoon: dall’arbitro somalo Omar Artan all’Iran costretto alla spola da Tijuana. La Fifa promette il torneo che “unisce il mondo”, ma alla porta decide la doganaLa Coppa del Mondo negli Stati Uniti è già diventata uno stress test della politica migratoria del tycoon: dall’arbitro somalo Omar Artan all’Iran costretto alla spola da Tijuana. La Fifa promette il torneo che “unisce il mondo”, ma alla porta decide la doganaIndovinare chi viene a cena, nella casa dei Mondiali, è sempre più difficile. Per mesi gli Stati Uniti hanno lucidato la propria argenteria: undici città messe in bella per l’arrivo di milioni di visitatori, viavai da decine di miliardi di dollari con la Fifa, fino alla creazione da parte della Casa Bianca di una task force federale. La tavola era apparecchiata per mettere al centro la Coppa più grande di sempre, quella che “unisce il mondo”, come ha promesso più volte Gianni Infantino, il boss del calcio globale. Qualcuno, però, a due giorni dal via continua a vedersi sbattuta la porta in faccia. È accaduto all’arbitro somalo Omar Artan, rimandato indietro, mentre prima ancora il caos visti aveva lasciato ai gate d’arrivo giornalisti, dirigenti federali e tifosi. E poi: controlli da frontiera di guerra o da cartelli del narcotraffico, che hanno coinvolto per ultimi Fabio Cannavaro e il suo Uzbekistan, pass d’élite da 15 mila dollari come pedaggio d’ingresso, biglietti revocati ai tifosi. Insomma, il primo avversario per molti Paesi si trova già alla dogana. Mondiali, i casi dell'Uzbekistan di Cannavaro e dello svizzero EmboloI casi non riguardano soltanto nazioni che Washington considera apertamente “ostili”. A New York è toccato all’Uzbekistan di Fabio Cannavaro. Prima dell’amichevole contro l’Olanda, persa 2-1, la squadra asiatica è scesa dall’autobus davanti allo stadio ed è finita sotto il fiuto dei cani antidroga, intenti a ispezionare i loro effetti personali. Tra i primi a essere controllati proprio Cannavaro, capitano dell’Italia campione del mondo nel 2006 e oggi commissario tecnico uzbeko. Secondo diverse ricostruzioni, le misure straordinarie sarebbero state rafforzate per la presenza di Donald Trump a New York. Anche il Senegal è stato sottoposto agli stessi controlli serrati, con perquisizioni avvenute direttamente sulla pista d’atterraggio. La Svizzera, qualche giorno prima, era partita per gli Stati Uniti senza Breel Embolo, inchiodato al gate prima del volo diretto a Los Angeles per problemi con l’autorizzazione Esta. Ad aprile scorso l’attaccante era stato condannato dai tribunali svizzeri in via definitiva, con pena sospesa, a seguito di un alterco avvenuto a Basilea nel 2018. La federazione elvetica ha spiegato che quella stessa mattinata il via libera risultava approvato, poi le autorità hanno comunicato la necessità di ulteriori verifiche. I compagni hanno provato a scherzarci sopra, pubblicando la foto del suo sedile. “Un posto vuoto, ma non per molto. Ci vediamo presto Breel Embolo”, hanno scritto sui social. E alla fine, lui li ha raggiunti qualche giorno dopo.L'arbitro somalo rispedito a casaPer alcuni basta un visto, per altri nemmeno quello. Omar Abdulkadir Artan, miglior arbitro africano del 2025 e primo somalo designato per una Coppa del Mondo, è stato fermato all’arrivo negli Stati Uniti e poi escluso dal torneo. Secondo il ministero dello Sport somalo, era in possesso di documenti validi. “Negargli l’ingresso non solo lo danneggia personalmente, ma mina anche l’impegno del calcio per l’equità, il merito e lo spirito del fair play”, è stata la protesta del governo. Gli Stati Uniti non hanno fornito una spiegazione pubblica dettagliata sull’alt ai controlli. Mondiali 2026, la stella dell'Iraq bloccata all'ingressoPoche ore prima era toccato all’Iraq. Aymen Hussein, 93 presenze e 34 gol con i Leoni della Mesopotamia, uno degli uomini simbolo della qualificazione irachena, è rimasto bloccato per circa sette ore all’aeroporto O’Hare di Chicago, tra interrogatori e la confisca del telefono, poi restituito. Alla fine è riuscito a entrare, ma il fotografo ufficiale della nazionale, Tala Salah, no: trattenuto per oltre dieci ore, è stato considerato “non ammissibile” e respinto. Persino i tifosi iracheni hanno scoperto che la qualificazione della propria nazionale può non bastare. Abdulla Adnan, dopo il pass ottenuto dall’Iraq, aveva comprato biglietti e voli per gli Stati Uniti. Poi la guerra tra Iran e Usa ha portato alla chiusura dell’ambasciata americana a Baghdad per motivi di sicurezza. Ha provato ad andare ad Amman, in Giordania, per ottenere il visto. All’arrivo gli hanno spiegato che, non essendo cittadino giordano, non potevano rilasciarglielo. Ha pensato alla Turchia, poi si è arreso. Addio viaggio, partite e soprattutto: addio ai soldi, già spesi in anticipo.Il caos Iran: dal ritiro in Messico all'alt in dogana, fino ai tifosi senza biglietti La nazionale più risonante resta l’Iran, da mesi nervo scoperto del torneo. Dopo settimane di tensioni, la federazione ha ottenuto i visti per i calciatori e per lo staff già ridotto all’osso. Il resto della delegazione è rimasto fuori, a partire dai dirigenti fino ad arrivare ad alcuni membri dell’area media e del personale federale. La squadra, che avrebbe dovuto preparare il torneo in Arizona, ha spostato il proprio ritiro a Tijuana, in Messico. Da lì attraverserà il confine soltanto per giocare negli Stati Uniti e dovrà ripartire subito dopo il fischio finale, entro 24 ore. La storia era cominciata ad aprile, quando al presidente della federcalcio iraniana Mehdi Taj, al segretario generale Hedayat Mombeni e al vice Hamed Momeniera era stato impedito di entrare in Canada per partecipare al Congresso Fifa, seppur fossero tutti in possesso di visti validi. La versione canadese ha tirato in ballo presunti legami con i Pasdaran, inseriti dal 2024 nella lista delle organizzazioni terroristiche.Nelle ultime ore Teheran ha denunciato anche la revoca della quota di biglietti destinata ai propri tifosi per le tre partite dei gironi. Secondo la federazione iraniana, i regolamenti Fifa prevedono per ogni nazionale l’8 per cento dei tagliandi delle partite da distribuire ai sostenitori attraverso i canali ufficiali. L’Iran sostiene di aver già avviato le vendite per le gare contro Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto. Poi la quota sarebbe sparita. Una decisione definita "contraria allo spirito che regola le competizioni internazionali e al principio di uguaglianza tra i paesi partecipanti". Se la versione iraniana fosse confermata, il Mondiale più grande di sempre avrebbe tolto ai tifosi di una nazionale qualificata il diritto di esserci sugli spalti.Mondiali 2026, cosa sono i Fifa pass e perché non aiutano coi vistiIl Mondiale americano sta diventando una specie di stress test della politica migratoria trumpiana: l’ingresso negli Stati Uniti è stato limitato a cittadini di diversi Paesi considerati sensibili sul piano della sicurezza nazionale. Afghanistan, Haiti, Iran, Libia, Somalia, Sudan, Yemen e altri rientrano nelle restrizioni più dure; Senegal, Costa d’Avorio e altri Paesi africani sono soggetti a limitazioni parziali. Sulla carta, si legge nel sito della Casa Bianca all’interno della sezione “task force Mondiali”, esiste un’eccezione per atleti, allenatori, personale di supporto e familiari.Nel castello del Mondiale elitario c’è poi una porta laterale, con pagamento all’ingresso: si chiama Fifa pass. È un sistema volontario per dare ai possessori di biglietti appuntamenti prioritari per i visti. Utile, certo, ma la priorità non equivale all’approvazione. Una feritoia che sbuca sui visa bond, una sorta di cauzione fino a 15 mila dollari per cittadini di Paesi considerati a rischio di overstay, ovvero di una permanenza prolungata. A maggio l’amministrazione Trump ha sospeso il requisito per alcuni tifosi provenienti da cinque Paesi africani qualificati (Algeria, Capo Verde, Costa d’Avorio, Senegal e Tunisia), a condizione che avessero acquistato biglietti e usassero il sistema Fifa pass. La lettera dell'Associazione giornalisti e il rischio arresti dell'IceLa concessione d’ingresso resta revocabile, anche quando il mondo è invitato alla festa. E questo coinvolge persino chi deve raccontarla: i giornalisti. L’Associazione internazionale della stampa sportiva (Aips) ha scritto alla Fifa per denunciare visti negati o concessi solo in forma parziale a cronisti già accreditati per il Mondiale. Alcuni colleghi iraniani e africani avrebbero ricevuto autorizzazioni a ingresso singolo: se seguono la propria nazionale in Canada o in Messico, rischiano di non poter rientrare negli Stati Uniti senza una nuova procedura, che può richiedere settimane o mesi. Gianni Merlo, presidente dell’Aips, ha parlato di una “situazione inaccettabile”: “I politici ripetono che lo sport costruisce ponti, ma in questo caso si sta andando nella direzione opposta”, recita la lettera.Intanto, Amnesty, Aclu e oltre cento organizzazioni per i diritti civili hanno lanciato un allarme riguardo possibili arresti, con il rischio che tifosi, giornalisti e comunità immigrate finiscano dentro la rete dell’Ice. Il precedente esiste già: durante il Mondiale per Club 2025, secondo Human Rights Watch, un padre richiedente asilo fu fermato nei pressi del MetLife Stadium, consegnato agli agenti dell’immigrazione, detenuto per mesi e poi rimpatriato. Oltre agli aeroporti, il confine sulla sicurezza potrebbe essere tracciato attorno agli stadi.Nove anni fa, durante la candidatura congiunta di Stati Uniti, Messico e Canada, Infantino aveva detto che se una squadra si qualifica a una competizione Fifa, “i suoi tifosi e ufficiali devono avere accesso al Paese ospitante”. Altrimenti “non esiste il Mondiale”. E di recente aveva promesso una competizione capace di “unire il mondo”, salvo poi lasciare alla Federazione, nel caso dell'arbitro Artan, l’alibi di entità esterna "ai processi di migrazione del Paese ospitante”, scaricando di fatto tutto sull’amministrazione Trump. "È il governo ospitante a determinare in ultima istanza chi riceve un visto e chi è ammesso nel loro Paese", si legge nel comunicato. È il paradosso della festa calcistica più grande di sempre: padroni di casa e organizzatori invitano tutto il mondo, ma delegano la selezione all’ingresso.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
L'Uzbekistan di Cannavaro perquisito dai cani antidroga, la stella dell'Iraq bloccata in aeroporto, l'Odissea dell'Iran: il Mondiale negli Usa di Trump si gioca già alla dogana
La Coppa del Mondo negli Stati Uniti è già diventata uno stress test della politica migratoria del tycoon: dall’arbitro somalo Omar Artan all’Iran costretto all










